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Nel lavoro l’uomo è mosso da una responsabilità.

Così facendo, l’uomo acquisisce maggiore consapevolezza e signoria sulla realtà e approfondisce anche concretamente la conoscenza di sé, dei propri limiti e potenzialità, delle proprie aspirazioni. Il filosofo Emmanuel Mounier lo esprimeva efficacemente così: “Tout travail travaille à faire un homme en même temps qu’une chose” (da P.Cazamian,1996, Le travail autonome. Opérativité et scientificité. Principes de l’intervention ergonomique, in P. Cazamian, F. Hubault, M. Noulin (dir.), Traité d’ergonomie, Octarès Éditions, Toulouse, 1996). Inoltre, nel lavoro, l’uomo è mosso da una responsabilità, risponde cioè all’appello suscitato dai bisogni di coloro dei quali sente di farsi carico: la famiglia, il clan, la comunità, la società.
Lo stesso svolgimento del lavoro richiede interazione, collaborazione, fiducia fra gli uomini, e poi una costruzione sociale. Il lavoro è dunque fattore di ulteriore comprensione della natura relazionale e sociale dell’io, oltre che elemento costitutivo delle società e del loro benessere.

Gianluigi Gorla, “Logos e Agape” L’école valdôtaine, 84, 2010

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L’umana avventura è anche avventura economica.

Dall’età della pietra all’età dei metalli, dalle grandi civiltà idrauliche al fiorire di quelle intorno al mare Mediterraneo, dalla rinascita medioevale fino all’epoca moderna e contemporanea, è stato spesso un progredire, non senza difficoltà, contraddizioni ed errori, momenti di arresto o addirittura di arretramento, lungo un sentiero che può essere letto in chiave di affrancamento dalle privazioni materiali e di elevazione umana e sociale: l’umana avventura è anche avventura economica.
Infatti, a differenza dell’animale, che pure deve affrontare il problema, l’uomo non ha un rapporto istintivo, animalesco appunto, con bisogni e risorse. Egli prende coscienza gradualmente dei propri bisogni e delle risorse e a ciò contribuisce la sua attività, quello che comunemente chiamiamo
lavoro.
Anche se il termine è per analogia esteso agli animali e alle macchine, in realtà il lavoro è prerogativa dell’uomo, solo che si consideri che esso non consiste semplicemente in energia fisica applicata a un processo produttivo, ma anche e soprattutto nell’uso di capacità umane distintive, ragione e abilità, per
concepire, governare e far evolvere tali processi e per finalizzarli a scopi desiderati.

Gianluigi Gorla, “Logos e Agape” L’école valdôtaine, 84 2010