Categorie
Banca d'Italia Banche bisogni Bolla immobiliare

La mala educación (financera).

La mala educación (financera).

New York, Battery Park, 2011, july.

È ufficiale. Essere giovani vuol dire appartenere ad una categoria a rischio: almeno per le banche. Crolla il numero di mutui concessi alle famiglie in tempi di crisi (e questo si sapeva) ma stavolta sui certifica che a farne le spese sono soprattutto gli under 35 e i cittadini extracomunitari, più colpiti dalla disoccupazione e quindi considerati dalle banche soggetti più a rischio. È la fotografia di una delle facce della crisi scattata dalla Banca d’Italia in uno dei suoi cosiddetti «occasional papers».

Questo trovate scritto sul sito del Corriere della Sera, a cura della redazione on line. Leggere un articolo come questo serve a non capire nulla della crisi, serve, come al solito, a lamentarsi. E a farlo con il sostegno del politically correct, perché la crisi è così cattiva (le banche, soprattutto, sono cattive) che ai giovani ed agli extra-comunitari non si fa più credito. Non perché non hanno reddito, no (il vero problema, il vero punto della questione): no, non hanno il mutuo perchè sono giovani ed extra-comunitari. Piegare gli studi e le affermazioni di Banca d’Italia ai propri interessi è sempre stato sport nazionale: farlo in maniera così mediocre, poteva riuscire solo alla redazione online del Corriere. Che, as usual, impartisce mala educaciòn.

Categorie
Disoccupazione Economisti Lavoro Università

(In)sicurezza sociale.

Il New York Times si occupa della disoccupazione giovanile ed intellettuale italiana, intervistando la 29enne Francesca Esposito, che da Lecce lamenta la propria condizione di laureata in legge, con master e cinque lingue parlate e nessun lavoro serio: anzi, Francesca ha appena abbandonato un lavoro non pagato presso la Sicurezza Sociale -si presume l’INPS- italiana, probabilmente uno stage. Il New York Times, da posizioni notoriamente liberal, dice cose che in Italia sarebbero ben poco liberal, anzi, decisamente contrarie all’ortodossia del welfare à l’italienne, secondo la sinistra ed una buona parte del sindacato. Il NYT parla infatti di crescita modesta e di corrosiva mancanza di meritocrazia, concetto quest’ultimo tuttora scarsamente digeribile nel nostro Paese, alla luce delle proteste sulle riforma Gelmini. Laurence J.Kotlikoff, un economista citato dal quotidiano americano, parla addirittura di schema Ponzi, con riferimento al (mal)funzionamento della previdenza sociale italiana, nella quale i giovani consentono ai vecchi, con un patto intergenerazionale fasullo ed imposto, di godere di prestazioni pensionistiche nella realtà insostenibili. Ma si potrebbe parlare di schema Ponzi anche per le posizioni del sindacato italiano, soprattutto la CGIL, che ha sempre difeso i diritti degli occupati attuali e dei pensionati, certamente a scapito dei giovani. Non a caso il NYT prende di mira le tasse sul lavoro e gli elevati costi necessari all’inquadramento regolare di un neo-assunto, tasse da tutti deprecate a parole, mai effettivamente abbassate. L’articolo non lascia molte speranze, ampliando il panorama al resto dei Paesi del Sud Europa i segnali sono tutti scoraggianti; e le politiche di rientro dal deficit pubblico non potranno che lasciare segni anche su questo versante. D’altra parte, sia il progressivo imporsi delle posizioni di Sinistra e Libertà all’interno dello schieramento di sinistra (al punto da sconsigliare a Bersani di indire le primarie, per paura della vittoria di Vendola), sia le posizioni degli studenti in lotta contro la riforma Gelmini, a loro volta sono i segnali, assai preoccupanti, di un velleitarismo utopico del tutto privo di realismo. L’unica cosa di cui ci sarebbe veramente bisogno.

Categorie
Alessandro Berti Cassa del Mezzogiorno Imprese PMI Sud

Nuovi imprenditori under 30: maneggiare con cautela.

Nuova imprenditoria?
Nuova imprenditoria?

Circa 32.000 giovani nel 2009 hanno scelto di diventare imprenditori, concentrandosi nei settori dei servizi sociali, ristoranti ed hotel. E’ quanto emerge da una ricerca della Camera di Commercio di Monza e della Brianza, ripresa da vari giornali e che va, certamente, salutata in senso positivo, anche alla luce dell’importante presenza di una regione del mezzogiorno, la Campania.
Nell’annotare che si tratta di dati riferiti esclusivamente ad aziende individuali, e che pertanto restano fuori tutte le neo-imprese costituite sotto forma societaria, è opportuno fare qualche sottolineatura.
La mortalità delle imprese neo-costituite è elevatissima nei primi tre anni di vita dell’impresa, come testimoniato da numerose ricerche empiriche e da una ricca letteratura sull’argomento, per ragioni rappresentate, in particolare da: assenza di business plan; mancanza di adeguata painificazione economico-finanziaria; impresa concepita come posto di lavoro auto-creato; sottocapitalizzazione.
Si tratta di ragioni che dovrebbero fare riflettere. Non bastano, anzitutto, i capitali: che pure sono necessari per la nascita e lo sviluppo, ma che da soli non possono rendere buona un’idea d’impresa sovente fondata sul nulla.
E’ illuminante, in proposito, l’esperienza fatta dal sottoscritto ai tempi della Legge De Vito, che agevolava l’imprenditoria giovanile nel Mezzogiorno, in specie i neo-imprenditori di età inferiore ai 29 anni.
Due episodi.
Il primo, nel corso di colloqui con giovani molisani, durante i quali tre di loro mi chiesero, letteralmente, come fare per ottenere finanziamenti al fine di aprire una gioielleria in via Montenapoleone a Milano. Non mi stupisce più, pertanto, nemmeno ora, sentirmi chiedere “Professore, mi dica un’attività molto redditizia”, oppure “Mi suggerisca un titolo liquido, redditizio, sicuro e che mi faccia guadagnare molto in poco tempo”: di solito io rispondo suggerendo di buttarsi nel ramo della tratta delle bianche o dello spaccio della cocaina oppure ancora nel commercio internazionale di armi.
Il secondo, sempre a proposito della Legge De Vito, quando andai a verificare l’effettivo compimento dei lavori di edificazione di un complesso turistico-alberghiero nella zona del Lago di Bomba, Abruzzo. Una cooperativa di giovani, bravi, onesti, puliti, simpatici (spero non siano finiti a votare per l’Italia dei Valori del questurino Di Pietro) aveva realizzato una specie di Club Med de’ noantri, in riva al lago. Carino, molto carino. Ma i motivi per recarsi in quel posto io li ho sempre riassunti così: vi siete persi; siete latitanti; volete suicidare in pace senza essere scocciati dalle telecamere di “Chi l’ha visto”; siete presi dalla passione e dovete consumarla in fretta. Ovvero, in quel posto, una vera e propria cattedrale nel deserto, non vi si recava nessuno, per mancanza di strade, di mezzi di comunicazione, di adeguato marketing, di interesse turistico reale.
Allora, forse, se è bene rallegrarsi per le tante neo-imprese, sarebbe bene anche preoccuparsi che le stesse siano messe in grado, fin dall’inizio, di giungere ad una seria valutazione del loro fabbisogno, a valutare la sostenibilità della loro idea d’impresa, a concepire il business plan non come conti da far tornare a tutti i costi, ma come la verifica di un’ipotesi. Disposti ad abbandonarla, se non dovesse funzionare. Se così non fosse, il problema della nuova-imprenditoria si ridurrebbe, ancora una volta, alla carenza di capitali: mentre è noto che le Pmi italiane vanno avanti da anni con poco capitale. Il quale serve, per carità. Ma ancora di più servono cultura e formazione, strumenti e metodi per la gestione.