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Giuliano Ferrara Imprese Indebitamento delle imprese PMI

Evasori marginali.

Evasori marginali.

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Rientrato ormai dalle ferie, ma con ancora addosso i postumi dell’infarto (e delle medicine) leggo Giuliano Ferrara sul Foglio.it di oggi, riguardo alla ben nota polemica sollevata dall’intervento di Stefano Fassina, che ha impropriamente scandalizzato i moralisti delle imposte schierati nel PD. Come sa chi frequenta questo blog (ultimamente in modalità “infarto” prima e “vacanzina” poi, come da foto) sa che non abbiamo mai amato né gli evasori, né i moralisti, qualche tempo fa prendendocela con l’ex-presidente della Camera di Commercio di Rimini, Maggioli, il quale aveva più o meno ripetuto le stesse cose di Fassina.Ora la questione non è giustificare l’evasione, anche se la curva di Laffer dovrebbe, perlomeno, far riflettere qualcuno, se non insegnare qualcosa. La questione vera è un’altra e riguarda quelle imprese che non hanno nei loro margini sufficiente sostanza non solo per pagare le tasse esageratamente elevate del nostro Paese, ma che non pagherebbero nessuna altra aliquota, nemmeno molto più bassa, per una ragione molto semplice: non hanno margini, ovvero sono imprese che dovrebbero uscire dal mercato, marginali, appunto. Sono le stesse imprese che non pagano gli interessi alle banche, che sottopagano i dipendenti, che amano il nero, per amore o per forza.

Il problema dell’evasione di sopravvivenza, diventa allora, in realtà, quello di una concorrenza sleale fatta a chi le regole le rispetta, da parte di chi non le rispetta: e dovrebbe, duole dirlo ma è così, chiudere.

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Giuliano Ferrara Giulio Tremonti Silvio Berlusconi

Una classe dirigente che ha fallito la riforma fiscale (e non solo quella).

Una classe dirigente che ha fallito la riforma fiscale (e non solo quella).

I politici del Pdl e altri vari nordisti che si sono scagliati contro i controlli a campione di Cortina possono avere molte ragioni astratte dalla loro, ma devono ricordarsi di essere parte di una classe dirigente che ha fallito la riforma fiscale, anzi la strategica ricomposizione e pacificazione fiscale di questo paese molto malmesso, e che certi comportamenti irridenti verso il prossimo oggi non sono più minimamente tollerabili. Punto.

Giuliano Ferrara, Il Foglio, 6 gennaio 2012

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Crisi finanziaria Giuliano Ferrara Giulio Tremonti Silvio Berlusconi

Lettere ad improvvidi incapaci (non leggete la realtà).

Lettere ad improvvidi incapaci (non leggete la realtà).

Caro senatore Bondi, lei se la conta giusta. Anche troppo giusta. Avete condotto al disastro una grande avventura politica, e alla fine avete anche ammazzato, imbavagliandolo, il suo e vostro padre, Berlusconi. L’ipocrisia, peraltro da noi scarsamente frequentata anche nelle dure battaglie difensive di questi anni, è finita. Non siete una classe dirigente.

Non leggete i libri e i giornali e i documenti giusti, non leggete la realtà che confligge con la vostra vanità, siete stati ineffettuali e autoreferenziali, non sentite il peso della opinione popolare e non sapete trattare le élite, vi siete comportati da isterici in difetto di volontà. L’attenuante del circo mediatico-giudiziario e di una Repubblica dei parrucconi, che vi hanno perseguitato con notorio accanimento, è appunto solo l’attenuante di un giudizio di severa e inappellabile condanna. Non altezzoso, ma definitivo. Militante, per così dire. Punto.

Sopra tutto, nell’ultima e ingloriosa curva avete buttato a mare l’unica riforma coraggiosa e decisiva che avevate prodotto con l’anomalia felice di Berlusconi: un paese sorridente e padrone di sé, un paese che vota quando si cambia il governo, con i suoi vizi odiosi ma con la capacità di dirsi e di dire la verità a un’Europa sempre più arcigna, a banchieri sempre più volitivi che si preparano a fare deflazione e recessione con un prelievo bestiale per la ricapitalizzazione del debito pubblico.

Tremonti ha responsabilità ovvie, ma bisognava dirlo a tempo, quando tentammo l’ultima battaglia per la crescita economica. Un debito che non era vostra esclusiva responsabilità, che era sostenibile e che è scoppiato perché Merkel e Sarkozy hanno deciso di deridere Berlusconi e la democrazia in Europa. Non essendo fazioso, apprezzerò, se saranno accettabili, le cose buone fatte dal governo del Preside, segno di sospensione della democrazia e di avvilimento dell’Italia a stato minore, a nazione commissariata, perché credo nel gioco duro ma corretto, ma l’operazione politica che lei mi vuole giustificare, con argomenti purtroppo penosi di scaricabarile, la denuncio come una vergogna istituzionale e come una sconfitta per tutti, sinistra e destra.

Giuliano Ferrara, Il Foglio, 19 novembre 2011

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Crisi finanziaria Giuliano Ferrara Giulio Tremonti Silvio Berlusconi

Poteri forti.

Poteri forti.

Mentre i black-bloc ed i centri sociali decidono di mettere a ferro e fuoco Milano, come quando ero studente, nel 1977, qualcuno nel centro-destra dovrebbe provare ad accantonare l’ipocrisia e mettere a fuoco il concetto che un Presidente operaio che rimane alla ribalta per 17 anni dopo avere portato a casa, parole di Giuliano Ferrara, unicamente il bipolarismo in politica e, aggiungo io: un bell’aumento -di fatto- delle imposte, mai calate in questi anni, ma sempre cresciute grazie alle crescenti indeducibilità e ad un Ministro autistico;  nessuna legge sul conflitto di interessi; una maggioranza bulgara, per i primi due anni di legislatura dilapidata, Fini benevolente, per fare leggi ad personam; un banchiere di riferimento nella persona di Cesare Geronzi, e scusate se è poco. Ecco, questi non sarebbero poteri forti?

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Crisi finanziaria Giuliano Ferrara Giulio Tremonti Silvio Berlusconi

Happy end or good beginning?

Happy end or good beginning?

Butch Cassidy, nella scena finale del film omonimo, prima che lui ed il suo amico Sundance Kid siano crivellati di proiettili dall’esercito, si mettono a discutere di dove andare dopo, (“Australia? Nice beaches!”), facendo finta che tutti i poliziotti che li stanno aspettando là fuori non sappiano prendere la mira, come se potesse esserci un dopo.

C’è molta delle retorica western nelle parole del Presidente del Consiglio e di Giuliano Ferrara, l’amico che non tradisce e che non abbandona, uno che sta sempre al tuo fianco. E Ferrara ha cominciato, negli ultimi giorni, a parlare sempre più spesso di happy end, come se fosse possibile, attraverso le “elezioni sotto la neve” ricominciare da capo. Butch Cassidy e Sundance Kid facevano rapine, amavano la stessa donna, giocavano e scherzavano e facevano commuovere chi guardava il film, compreso JM, che di questo genere di western, oltre che di quelli di Sergio Leone, è sempre stato grande appassionato. Ma non hanno mai fatto promesse in campagna elettorale così convincenti da ottenere una maggioranza come mai si era vista in un parlamento repubblicano. E, soprattutto, il loro lavoro da banditi, quello di rapinare, lo facevano bene. Non so se quanto sta accadendo sia l’happy end, ma vorremmo tanto che fosse il buon inizio. Anche se, pensando a quanto accaduto nella più completa ignavia ed insipienza nei primi due anni di legislatura, con Fini che ancora taceva e la magistratura che ancora non sparava a palle incatenate contro il Presidente del Milan, pensando a quanto poco di utile si sia fatto per il bene comune, c’è da dubitarne. Nel frattempo, mentre non ci aspettiamo nulla dalla politica, speriamo che non ostacoli chi vuole costruire: e ce ne sono tanti.

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BCE Economisti Germania Giuliano Ferrara Keynes Mutui e tassi di interesse PIL Regno Unito USA

A proposito di keynesiani.

A proposito di keynesiani.

L’articolo di Paul Krugman, apparso sul New York Times, ha scatenato il dibattito fra tutti coloro, Giuliano Ferrara in testa, che ritengono che la BCE  e la UE debbano piantarla di essere le vestali rigide ed un po’ stupide dell’ortodossia monetaria e che si debba finalmente ri-cominciare a parlare di sviluppo, aiutando le economie ad uscire dalla crisi.

Va tutto bene, non possiamo che concordare: qui si voleva solo sommessamente ricordare che Krugman è un Premio Nobel per l’economia (argomento sul quale a Stoccolma vedono meglio rispetto, per esempio, alla letteratura). Ma soprattutto che è liberal e keynesiano.

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Crisi finanziaria Giuliano Ferrara welfare

Non c’è alcuna macelleria sociale.

Non c’è alcuna macelleria sociale.

Non c’è alcuna macelleria sociale nella manovra bis, espressione da depravati del primitivismo linguistico. Il welfare è ancora bello corposo e produttivo di un eccezionale livello di spesa pubblica e di dipendenza del cittadino dallo stato tutore. Sanità e pensioni sono sostanzialmente intonse, e Dio solo sa se l’età di uscita dal lavoro in Italia è scandalosamente lontana da parametri accettabili, e tutti sappiamo che la spesa sanitaria è una vergognosa macchina di sprechi e di devastazione della vera salute della gente, indotta a stazionare in corsia e in farmacia per paura di ammalarsi e di morire, mentre rinuncia a vivere (quand’è che ci decidiamo ad affamare i proprietari delle cliniche convenzionate che gonfiano i costi e gabellano lo stato e i cittadini e i pazienti?). Le Borse non hanno “bruciato” le immense ricchezze che si dice nell’informazione ansiosa e puttana, perché oscillano e si muovono in base anche a spinte speculative, nel breve termine ora bruciano e poi riaccendono, e comunque hanno recuperato il recuperabile nella settimana nera, bastavano il divieto di vendite allo scoperto e la controspinta rialzista dei ribassisti del giorno prima. L’economia cartacea nell’era del circuito mediatico-finanziario è molto imbrogliona. La finanza pubblica mastodontica in mano al governo, ai sindacati e alla Confindustria, è un modello italiano-europeo che fa sorridere i cinici mercati.
Giuliano Ferrara, Il Foglio, 16 agosto 2011

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Analisi finanziaria e di bilancio Banca d'Italia Banche di credito cooperativo Giuliano Ferrara Vigilanza bancaria

Denis dentro al buio del locale.

La BTP (Baldassini-Tognozzi-Pontello) spa di Calenzano è finita nell’occhio del ciclone per i suoi rapporti con il Credito Cooperativo Fiorentino, la banca locale presieduta da Denis Verdini ed ora commissariata. Poiché siamo appassionati di analisi aziendale e sempre curiosi di verificare quanto si dice, talvolta a vanvera, dei bilanci delle imprese, siamo andati a prenderli direttamente sul sito aziendale. Purtroppo non è ancora disponibile il bilancio 2009 -pronti ad analizzarlo non appena lo diventerà- ma la lettura dei bilanci 2008 e 2007 fa emergere abbastanza chiaramente alcune cose.

Premesso che un verbale ispettivo della Banca d’Italia è un documento molto riservato, che non dovrebbe uscire dal ristretto ambito degli interessati; premesso altresì che per esperienza chi scrive conosce bene l’operato della Vigilanza e che i rilievi che di norma capita di leggere per lavoro non sono mai manifestamente infondati; premesso anche, con buona pace di Giuliano Ferrara che ne parla sul Foglio, che la questione non è di diritto bancario, ma di gestione bancaria e di valutazione, nel merito, dell’operato aziendale, ivi compreso il “come” si valutano le imprese, ovvero il loro merito creditizio; tutto ciò premesso, la lettura dei bilanci al 31.12.2008, anche tenendo conto del caveat temporale, non provoca gastrite e neppure acidità. Il Corriere della Sera ha prontamente rilevato il livello dei debiti, ben superiori al fatturato, ma si tratta di un fatto normale nelle imprese di costruzioni; la BTP nei due anni esaminati mostra una buona capacità di reddito, seppure in diminuzione nel 2008 a causa dei venti di crisi e dell’aumento degli oneri finanziari. Il Mol in rapporto al totale dei debiti finanziari passa da 7,7 a 8,3 volte, certo superiore al totemico numero 4, stracitato da giornalisti ed analisti, ma senza riscontri scientifici di sorta. Il capitale circolante netto operativo è quelle tipico delle imprese di costruzioni, rappresentato da un ammontare molto elevato di lavori in rimanenza e finanziato perlopiù da anticipi. Sinceramente non sembra un disastro del genere di quelli di cui ci si è occupati già in questo blog, che magari hanno visto coinvolti banchieri democratici, o immobiliaristi à la page. Riparliamone con il bilancio 2009 in mano, ma se qualche giornalista andasse a leggere qualche bilancio in più resterebbe sorpreso. Sorpreso di quante aziende messe in condizioni ben peggiori siano state finanziate, in tutti i settori, specie se PMI, dal Credito Cooperativo, sostenendo talvolta ultra vires l’economia, come altri non ha fatto. E quanti sarebbero i dossier, ben più significativi, da spulciare, a carico di banchieri più grandi e, come dice Ferrara, established. Che si chiami ipocrisia?