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Crisi finanziaria Giulio Tremonti PIL Silvio Berlusconi Sviluppo

Unfit.

Unfit.

Il governo non è stato in grado di spiegare che il riscatto della laurea e il servizio militare avrebbero continuato a far parte dell’anzianità di servizio nei casi del pensionamento di vecchiaia e del pensionamento di anzianità con le quote e l’età minima. Né di far capire che le misure, nei fatti, non avrebbero allungato di molti anni l’età di pensionamento, perché quelli cui veniva modificato l’itinerario
sulla superstrada dei 40 anni di anzianità a prescindere dall’età, sarebbero potuti entrare, ben presto, nel canale delle quote (97-98) e dell’età minima (61-62).

Giuliano Cazzola, Il Foglio, 1 settembre 2011

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Crisi finanziaria Giulio Tremonti Silvio Berlusconi

Un attore prestato a noleggio (Cavalieri nella tempesta).

Un attore prestato a noleggio (Cavalieri nella tempesta).

Cavalieri nella tempesta
Cavalieri nella tempesta
Dentro questa casa siamo nati
Dentro questo mondo siamo stati gettati
Come un cane senza un osso
Un attore prestato a noleggio
Cavalieri nella tempesta.

Jim Morrison, Riders on the storm

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Crisi finanziaria Giulio Tremonti Silvio Berlusconi Stato

Grondare ipocrisia.

Grondare ipocrisia.

provvedimenti assunti dal Governo nel Consiglio dei Ministri di oggi hanno fatto dire al Presidente del Consiglio che il venir meno della promessa elettorale gronda il sangue del suo dispiacere. La pressione fiscale, mai venuta meno negli anni dei vari governi di centro-destra, si è, al contrario, sempre accresciuta, fino al provvedimento di stasera, che apertis verbis rilancia la crescita dell’imposizione. Berlusconi gronda ipocrisia, perché sa bene di avere perso almeno 8 mesi del 2011 ed i primi due anni del suo Governo, la cosiddetta “luna di miele”, per pensare a tutt’altro, o non pensare affatto. La sanità non viene toccata, la previdenza solo per quanto riguarda l’età femminile di pensionamento: ma la spesa previdenziale è il grande buco nero del bilancio dello stato, rappresentando oltre il 12% del debito pubblico italiano e tante, troppe regioni, non brillano per i bilanci della loro sanità. Si è rimesso mani nelle tasche degli italiani, è sempre accaduto e sempre continuerà ad accadere: il dubbio, grande come l’ipocrisia del premier, è che non basti neppure stavolta.

 

 

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Barack Obama Giulio Tremonti PIL USA

Empire State downgrading.

Empire State downgrading.

La notizia della perdita della tripla A da parte degli USA ha fatto arrabbiare Barack Obama, i cinesi e, probabilmente, farà arrabbiare anche molti altri, politici e non, che soprattutto in Europa pensano che le agenzie di rating dovrebbero tacere, non dovrebbero dare notizie, insomma, farebbero meglio a chiudere. La disonestà intellettuale di molti, tuttavia, non può impedire di vedere quello che S&P, Fitch, Moody’s e le altre agenzie si limitano a constatare. Cioè che se una nazione è troppo indebitata, come gli USA e l’Italia, e non prende provvedimenti per ridurre e normalizzare il suo debito, in assenza di crescita (e di provvedimenti per lo sviluppo), il debito si allargherà sempre di più e diventerà sempre più difficile rimborsarlo. Tutto qua. Se un provvedimento legale facesse sparire le agenzie di rating, l’economia dell’informazione produrrebbe comunque le notizie che attribuiscono agli Stati (ed alle imprese), maggiore o minore solvibilità. E gran parte dei giudizi sull’accordo fra Obama e la Camera dei rappresentanti scontava già ciò che S&P ha scritto con un voto. Ci si può arrabbiare se la febbre sale, così come gettare il termometro, ignorando i sintomi e lasciando che le cause non siano minimamente intaccate. Oppure si può provare a fare qualcosa; perfino Tremonti, affermando che “in un mese tutto è cambiato” se n’è accorto. Buon lavoro a tutti noi.

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Crisi finanziaria Giulio Tremonti

Titanic

Titanic

L’amore sul Titanic

E va bene. Siamo sul Titanic e se non restiamo uniti rischiamo di
affondare, come ci dice Tremonti: quelli della prima classe compresi.
Chiaro. Ma non è almeno che la politica ci potrebbe garantire per decreto,
e prima che tutto ciò avvenga, una grande storia d’amore che date le
circostanze e lo scenario ci spetterebbe di diritto?

Massimo D’Oria, Udine (lettera a HPC Il Foglio del 15 luglio 2011)

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Crisi finanziaria Giulio Tremonti PIL

Non agire non è un’opzione (più le rimanderemo, più diventeranno dolorose).

Non agire non è un’opzione (più le rimanderemo, più diventeranno dolorose).

Il worst case scenario per l’Italia, per ora, consente di prevedere soltanto una cosa: “Un soccorso delle proporzioni di quello greco, nel nostro caso, è insostenibile per l’Europa. Al massimo potrebbe arrivare una mano se un’asta dei titoli del debito andasse male. Ma se il paese non riuscisse a rifinanziarsi sul mercato, sicuramente non ci saranno un anno o due per discutere su eventuali soluzioni, come sta avvenendo in Grecia, prima di dover dichiarare default”. Attenzione, però. Spiega Bisin: “Il default arriva quando, a fronte di una spesa per interessi crescente, non c’è più nulla da tagliare o da tassare. Questo punto di rottura, in un paese come l’Italia che ha una vasta spesa pubblica e un ingente risparmio privato, è soprattutto politico e sociale. Il livello di guardia, cioè, dipende da quando la gente scenderà in piazza perché non accetterà le politiche di austerity. Il paradosso è che più le rimanderemo, più queste politiche diventeranno dolorose. Più aspetteremo prima di tagliare robustamente e strutturalmente la spesa pubblica, più dovremo farlo in fretta e quindi in modo poco ponderato. Invece, se lo facciamo presto e bene, otterremo un doppio risultato: mettere in sicurezza il paese e frenare l’aumento degli interessi”. Insomma: “In astratto, se nessuno fa nulla, prima o poi il debito esplode: ma uno scenario in cui nessuno fa nulla è improbabile, perché ci sono enormi pressioni dei mercati e delle istituzioni internazionali. Se non sarà questo governo – conclude – sarà il prossimo. Non agire non è un’opzione”.

Il Foglio, 13 luglio 2011

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Banche Banche di credito cooperativo Fabbisogno finanziario d'impresa Giulio Tremonti Imprese Indebitamento delle imprese PMI

Forfait fiscali e nuove marginalità: gli errori da evitare.

Forfait fiscali e nuove marginalità: gli errori da evitare.

Ore 20,27. Nella manovra forfait fiscale del 5% pere le imprese di giovani
Nella manovra «prevediamo un forfait fiscale del 5% complessivo riguardo alle imprese fatte dai giovani fino a 35 anni, con una durata di 5 anni». Lo afferma il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, nel corso di una conferenza stampa a palazzo Chigi, sottolineando che le misure «riguardano anche le persone escluse dal mondo del lavoro come i cassa integrati».

In attesa di vedere il testo del provvedimento, che a prima vista pare certamente interessante, al fine di evitare di creare nuove marginalità (ovvero imprese che non stanno in piedi, però non pagano tasse, tipo villaggio turistico su lago appenninico di cui alla foto, tanto per intenderci) bisogna augurarsi che tutti i soggetti interessati, giovani aspiranti imprenditori, banche che li finanzieranno (specie se locali), associazioni di categoria e categorie professionali, prima di fare l’impresa che non pagherà tasse, verifichino che ci sia un risultato operativo con il segno più davanti. Perché il 5% di zero è sempre zero, ma i debiti, nel frattempo, crescono lo stesso.

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Banca d'Italia Banche Giulio Tremonti Mario Draghi Vigilanza bancaria

After the ordeal (again about BPM’s shareholders meeting).

After the ordeal (again about BPM’s shareholders meeting).

Jeno Gyarfas, Ordeal of the bier

L’ineffabile Gianni Credit (il cui nom de plume poteva essere oggetto di qualche sforzo di fantasia supplementare), sul sussidiario.net di oggi parla della vicenda BPM, fra l’altro con queste parole.”La Banca Popolare di Milano presenta – non da oggi – dei profili problematici per la governance interna: ma tanto per cominciare Draghi, in cinque anni, non solo non li ha risolti, ma non li ha neppure affrontati (troppo impegnato al vertice del Financial Stabilty Board). Nel frattempo, la stessa Bpm non è fallita, il ricorso ai Tremonti-bond è stato limitato e in fondo non era indispensabile: centinaia di altre banche, altrove, hanno dato a banchieri centrali, azionisti, dipendenti, clienti, contribuenti problemi infinitamente maggiori (ed erano spesso grandi public company quotate, non cooperative).

Ora, è noto che JM sia da tempo accanito sostenitore del lavoro del Governatore Draghi. Al netto del tifo e della preferenza, credo sia solo un eccesso polemico quello che porta il buon Gianni C. ad inveire contro Bankitalia, che non ha affrontato né risolto i problemi di governance interna alla BPM. Davvero Gianni C. fa finta di non sapere che la governance interna non può essere decisa dall’alto e che il regolatore può, al più, esercitare la moral suasion, nelle Bcc come nella BPM? E, ancora: se il ricorso ai Tremonti-Bond non era indispensabile, perché Ponzellini & co. lo hanno fatto? E’ così consolante sapere che, poiché altri si sono trovati in problemi maggiori, in finale quelli di BPM sono accettabili? Non è la Vigilanza a doversi occupare del prezzo di Borsa del titolo della Banca Popolare di Milano, ma non si è mai visto il mercato -irrazionale, stupido, euforico, e via aggettivando- bastonare così a lungo una banca: sopruso capitalista contro bontà cooperativa?

Gianni C. difende Fazio e le sue scelte contro quelle di Draghi. Come sempre, il povero Fazio viene assolto in quanto colpevole di essere cattolico (anche il fondatore del blog lo è: non pensa, per questo, di giustificare la propria dabbenaggine quando la stessa, ahimè, viene fuori) e di avere ceduto solo agli assalti della malvagia finanza laica: continuo a pensare che la vera colpa di Fazio sia stata quella della dabbenaggine. A proposito della quale, Gianni C. sostiene che il trascurabile reato di insider trading, commesso dall’ex-Governatore nelle sue telefonate notturne al sodale Fiorani sia, al più, un mezzo non convenzionale.

La conclusione di Gianni C. è giustamente coerente con le sue convinzioni:”Ecco, l’estensore di questa piccola nota, non ha un suo candidato per la successione a Draghi. Ha invece la convinzione che debba essere meno formalmente ideologico e meno sostanzialmente latitante del Governatore uscente. E che della tradizione interna della Banca d’Italia – che resta certamente un “patrimonio del Paese” – recuperi anche quello che il predecessore Fazio (non diversamente da Ciampi, Baffi, Carli, Menichella ed Einaudi) non aveva certo trascurato: l’attenzione per l’Azienda Italia e per le sue banche. Tutte.

Viene sempre il dubbio che Gianni C.una banca vera l’abbia vista, andando nel back-office e non solo negli ovattati saloni dei consigli. Se l’avesse vista saprebbe che la “latitanza” del Governatore è stata tale che negli ultimi anni la frequenza delle ispezioni si è talmente infittita da essere talvolta infrannuale, a tutti i livelli e le dimensioni. Al punto che qualcuno, prima del Forex di marzo, se ne lamentò, in maniera anonima, definendola asfissiante. Se questa è latitanza.

 

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Energia, trasporti e infrastrutture Giulio Tremonti Silvio Berlusconi

Tre piccioni con una fava.

Tre piccioni con una fava.

Jacopo Giliberto, con buona pace di Assosolare, in un post apparso sul sito dell’Istituto Bruno Leoni afferma che “l’incentivo dato al settore fotovoltaico era generoso. Troppo generoso. Potrebbe arrivare (nella soluzione più pesante) fino a un cumulato di 41 miliardi di euro nel 2032, oppure (in uno scenario di sforbiciature pesanti) di 35,8 miliardi. E oggi ne subiamo le conseguenze. Non solamente in termini di peso sulla bolletta della corrente, ma soprattutto in chiave di obiettivi economici e ambientali da conseguire attraverso le fonti rinnovabili di energia. Conseguenza: il rischio di penalizzazioni per tutto il settore dell’elettricità ecologica, compresi segmenti economicamente più solidi come la produzione eolica oppure con biomasse, e al tempo stesso tariffe alte e nemiche della competitività.”

E ancora: “Carlo Stagnaro, che ha coordinato i ricercatori dell’istituto, spiega quali sono i punti salienti che gli fanno contestare la tipologia di incentivo. «Con una cifra così consistente, sono stati indotti investimenti frettolosi per costruire centrali fotovoltaiche sulla base della tecnologia di oggi. In questo modo non sono state aiutate ricerca e innovazione, bensì l’inseguimento del profitto veloce. Inoltre – osserva Stagnaro – un incentivo consistente impone sulle bollette dei consumatori un onere che limita la competitività senza raggiungere i due obiettivi, cioè quello ambientale, che può essere conseguito anche con strumenti diversi dal fotovoltaico, né quello di politica industriale. Infine, un sussidio generoso crea un rischio politico, una reazione contro l’incentivo che si traduce in un taglio troppo netto che suscita negli investitori il senso di instabilità delle regole e di scarsa credibilità». E a parere di Stagnaro questi tre effetti negativi sono stati raggiunti.”

Ministri Scajola, Berlusconi, Tremonti, Romani, any suggestion?

E, infine, la questione del “profitto veloce” forse dovrebbe far riflettere: perché se non si è riusciti a creare una filiera industriale ce ne faremo una ragione, ma i danni provocati alle imprese che, anziché concentrarsi sul proprio business principale si sono messi a fare gli “elettrici”, aggiungendo debiti fatti per speculazione a quelli fatti per incapacità o mancanza di competitività, quelli chi li calcola?

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ABI Banca d'Italia Banche Mario Draghi Vigilanza bancaria

Qualcuno non ha capito proprio nulla.

Qualcuno non ha capito proprio nulla.

La “durezza globalista” di Draghi, del resto, non sembra preoccupata di colpire alla linea di galleggiamento le corazzate della flotta bancaria italiana. Ma tant’è. Chiedere sospensione delle cedole e ricapitalizzazioni significa infatti togliere ossigeno alle grandi fondazioni azioniste (cioè bloccare le erogazioni in pubblica utilità sui territori), indebolire nell’immediato il valore delle loro partecipazioni bancarie e mettere in preventivo il reinvestimento in banca di una parte dei loro patrimoni via via liberati negli ultimi due decenni. Vuol dire togliere mezzi alle iniziative pubblico-privato strutturate dal ministro Giulio Tremonti attorno alla Cassa depositi e prestiti. Vuol dire riproporre la questione del controllo delle grandi banche italiane: chi le ricapitalizzerà dopo che la Borsa italiana è stata distrutta e il risparmio gestito (fondi comuni e fondi pensione) non è mai stato fatto decollare per davvero? Come convincere i risparmiatori italiani a comprare azioni di quelle banche presso le quali, negli ultimi due anni, hanno forzatamente acquistato obbligazioni spesso meno remunerative dei titoli pubblici?
Gianni Credit (?) Il sussidiario