Categorie
Banche BCE Germania Goldman Sachs Mario Draghi

Non rovinate tutto.

Non rovinate tutto.

L’idea più contenuta che la Bce potrebbe imporre un “tetto” al rendimento di alcune obbligazioni sovrane attraverso l’acquisto risulta anch’essa problematica, perché potrebbe distorcere i mercati dei capitali. Non ricordo un esempio recente di una banca centrale che abbia stabilito artificialmente un limite per il rendimento di beni scambiati liberamente (la Svizzera ha effettivamente promesso di frenare la crescita della propria valuta, ma si trattava più di una minaccia che di un tetto solido). E risulta difficile capire perché gli investitori dovrebbero volere acquistare titoli il cui rendimento viene bloccato dalle autorità monetarie. La realtà è che gli investitori non faranno seriamente ritorno ai titoli e alle obbligazioni europee fino a quando non saranno convinti che l’euro non esploderà. Ora che si accinge a partecipare a incontri di importanza cruciale, presidente Draghi, mi pare opportuno ricordare a lei e ai suoi colleghi un’esortazione spesso rivolta a coloro che entrano a far parte di Goldman Sachs, la sua alma mater: “Non rovinate tutto”.
Francesco Guerrera

Categorie
Banche Goldman Sachs Ricchezza Rischi Risparmio e investimenti Strumenti finanziari USA

Il ritorno sull’investimento del capitale (reputazionale).

Il ritorno sull’investimento del capitale (reputazionale).

A quanto pare moralismo ed etica non sono ritenuti ingredienti decisivi di una proposta di affari avanzata da una banca d’investimento. In un survey di Bloomberg è emerso, infatti, che “investors will continue to put their money with capable institutions, regardless of their history or morality“. Non sarà John Maynard a buttare a mare l’esigenza di moralità emersa dal dopo crisi, né qua si intende, all’improvviso, diventare cinici o travestirsi da Ebenezer Scrooge. Ma la risposta, realistica e sincera, dell’intervistato, Christian Contino, 27 anni, che lavora come consulente per la gestione degli investimenti del Fondo delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Agricolo (non proprio una congrega di assatanati del profitto) mette la sordina a tanta finanza etica che dimentica, in finale, che gli strumenti del risparmio devono soddisfare le esigenze di datori e prenditori di fondi, non appena quelle di criteri di morale talvolta un po’ astratta.

Categorie
Borsa Crisi finanziaria Goldman Sachs Rischi Risparmio e investimenti USA

Extra-rendimenti.

Extra-rendimenti.


La notizia dell’extra-rendimento ottenuto da Warren Buffett dal proprio investimento in Goldman Sachs, che deve parte del proprio salvataggio al guru di Omaha, fa riflettere. Sia per la misura, invero eccezionale, del rendimento ottenuto (grossolanamente pari a quasi il 75% in meno di 3 anni), sia per l’oggetto dell’investimento, ovvero il “diavolo” Goldman, la Spectre delle banche d’affari del globo. Buffett, com’è noto, investe solo in compagnie delle quali è in grado di comprendere il business e, a quanto pare, con grande profitto. Forse il business di Goldman non è poi così esoterico; o, forse, il market timing di Buffett è stato eccezionale, così come il suo fiuto per gli affari. Sicuramente dimostra che salvare le banche, anche se sono la Spectre, non è solo un delitto contro il popolo.

Categorie
Banche

Microcredito

Grandi bonifici.

Ma se lo avesse fatto Lloyd Blankfein di Goldman Sachs e non un premio Nobel per la Pace, paladino di tutti i buoni, giusti e pii della Terra?

Categorie
Banche don Giussani Educazione Goldman Sachs profitto Rischi USA

Lo scandalo di Goldman Sachs.

Lloyd Blankfein, CEO di Goldman Sachs

Lo scandalo, se la memoria vacillante del greco (a sua volta vacillante)  non mi inganna, è qualcosa nel quale si incappa, si inciampa. E’ posto lungo il cammino, non si può ignorarlo, come uno di quei sassi che in montagna, durante le camminate, obbligano il sentiero a deviare. Lo scandalo sono i profitti di Goldman Sachs, i cui boys sono collocati nei gangli del potere, lobbistico e non, degli States.

Su tutto ciò che rappresenta il caso Goldman Sachs, ma anche il dibattito che ha suscitato, sul potere ed il suo utilizzo, sulle conseguenze di questo uso e sul giudizio che ognuno deve darne, io credo sia opportuno rileggere le considerazioni iniziali riportate nell’intervento che Juliàn Carròn ha fatto nel corso dell’assemblea generale della CdO lo scorso anno.

“Noi siamo chiamati a vivere questa sfida in un contesto culturale in cui la risposta a questa tensione sembra palese: l’individualismo. Detto con una frase: io raggiungo meglio il mio bene se prescindo dagli altri. Di più: l’individualista vede nell’altro una minaccia per raggiungere lo scopo della propria felicità. È quanto si può riassumere nello slogan che definisce l’atteggiamento proprio di questa mentalità: homo homini lupus. Ma dicendo così la modernità si mostra incapace di dare una risposta esauriente, vale a dire che contempli tutti i fattori in gioco. Infatti la concezione individualista risolve il problema cancellando uno dei poli della tensione. E una soluzione che deve eliminare uno dei fattori in gioco, semplicemente,non è una vera soluzione. Fino a quale punto questa impostazione è sbagliata si vede dal fatto, emerso clamorosamente, della sempre più urgentemente sentita richiesta di regole. Quanto più l’altro è concepito come un potenziale nemico, tanto più viene a galla la necessità d’un intervento dall’esterno per gestire i conflitti. Questo è il paradosso della modernità: più incoraggia l’individualismo, più è costretta a moltiplicare le regole permettere sotto controllo il“lupo”che ognuno di noi si rivela potenzialmente essere. Il clamoroso fallimento di questa impostazione è oggi davanti a tutti,malgrado i tentativi di nasconderlo. Non ci saranno mai abbastanza regole per ammaestrare i lupi.
Questo è l’esito tremendo quando si punta tutto sull’etica invece che sull’educazione, cioè su un adeguato rapporto tra l’io e gli altri. Ma non è tanto l’incapacità delle regole a costituire il problema. La vera questione è che l’individualismo è fondato su un errore madornale: pensare che la felicità corrisponda all’accumulo. In questo la modernità dimostra ancora una volta la mancanza di conoscenza dell’autentica natura dell’uomo, di quella sproporzione strutturale di leopardiana memoria. Per questo l’individualismo, ancor più che sbagliato, è inutile per risolvere il dramma dell’uomo. Inoltre occorrerebbe aggiungere anche un ulteriore inganno, proclamato dal potere dominante: che si possa essere felici a prescindere dagli altri.”

Il problema, dunque, non sono le regole, anche se le regole ci vogliono e vanno applicate; ed il problema non è neppure il potere, che da sempre ha zone grigie e zone d’ombra, che da sempre è contiguo alla vita economica, in Italia, come negli Stati Uniti come altrove. Il problema, e lo sottolinea bene Carròn, siamo noi, è dentro di noi. Come quando don Giussani diceva che “se ci fosse una educazione del popolo tutti starebbero meglio.” Voleva dire che se le persone fossero educate a stare di fronte alla realtà secondo la totalità dei suoi fattori, ci si accorgerebbe che il problema non è mai di qualcun altro che è normalmente più forte, più cattivo, più approfittatore ed in grado di fare male, dividendo in modo manicheo il bene ed il male in capo agli uomini. Ci si accorgerebbe che la questione riguarda noi, che non siamo normalmente più buoni, o generosi o altruisti degli altri: cioè, come dicevo un anno fa, non siamo migliori di loro. A mio parere vuole dire, per esempio, che si può cominciare a scegliere la banca con cui lavorare, educandosi a capire cosa questo significhi, che si può cominciare a farsi domande sul senso del proprio lavoro, che si può spendere la propria consapevolezza facendola diventare apertura alla realtà. Ci si può interrogare tutta la vita sul potere e sulla cattiveria umana, senza cambiare nulla, prima di tutto dentro noi stessi. Oppure si può cominciare a educare se stessi, cercando maestri e la loro compagnia, lavorando sul significato di quello che si fa e confrontandosi con chi ti può aiutare, concependo sè non come qualcosa di astratto, ma come vivo e presente nel mondo, nell’ambiente, nelle aule, nelle banche, ovunque. Cioè facendosi domande e cercando risposte, ma non in modo astratto, perché per essere astratti basta poco: basta pensare che il problema riguardi gli altri e non la mia vita. Per educare ed educarsi occorre porsi la domanda del significato, prima di tutto per sè. So che questo mi interpella personalmente, per esempio nel modo di fare lezione in università, nel modo con cui rispondo agli studenti ed ascolto quello che hanno da dirmi; ma anche nel modo con cui sollecito ognuno di loro ad andare oltre quelle 60 ore finalizzate a dare un esame. Questo della ricerca del significato è il lavoro della vita, e non finisce mai. Accettare questo vuol dire mettersi in gioco, ora, sapendo, come diceva Giussani nel post che ha preceduto la vacanza di John Maynard, che “abbiamo voluto parlare di destino e scopo perché tutto va a finire lì.” Anche Lloyd Blankfein.

Categorie
Banche Crisi finanziaria USA Vigilanza bancaria

Anche i regolatori hanno da imparare da Goldman (Sachs).

Con una lucidità pari solo alla sua caratura scientifica, il prof.Luigi Zingales torna sul tema dei superbonus ai manager bancari, spiegando perché Goldman Sachs -che non a caso, anche prima della crisi, era la prima banca d’affari del mondo- non solo ha restituito anticipatamente i denari ricevuti dal Tesoro USA, ma si è anche adoperata per creare un fondo a favore delle Pmi toccate dalla crisi (500 mln.di $ la dotazione) e, soprattutto, ha ancorato l’erogazione di bonus ai manager in termini temporali -almeno 3 anni- e di valorizzazione -in azioni della banca e non in contante-.

Le decisioni dei Governi inglese e americano di procedere ad una tassazione aggiuntiva dei superbonus forse portano consenso elettorale, intrisi come sono di populismo e demagogia. Come insegna Goldman, e sottolinea Zingales, vi sono metodi meno populisti ma, sicuramente, più efficaci.

Categorie
Banche profitto Regno Unito

Disuguaglianze e talenti.

«Dobbiamo accettare le disuguaglianze come la via per raggiungere una prosperità più grande per tutti», ha detto Brian Griffiths, vice presidente di Goldman Sachs International, tenendo una conferenza nella cattedrale di S. Paolo a Londra.

Il problema non sono le disuguaglianze, non servirebbe nemmeno fare della sociologia spicciola per ricordare che, poiché si nasce dotati di carismi diversi, di questi, ovvero dei talenti, ci verrà chiesto conto, domandandoci che cosa abbiamo fatto dei doni che il Signore ci ha fatto. E il problema non sono neppure le banche, perché Gesù rammenta al servo “malvagio e infingardo”, che sa che Lui miete dove non ha seminato e raccoglie dove non ha sparso, che avrebbe potuto portare il denaro consegnatogli ai banchieri -rammentando così ai molti moralisti di sempre che le banche non sono necessariamente il diavolo- i quali glielo avrebbero restituito con l’interesse.

No, il problema di quello che faccio dei talenti è prima di tutto mio, eminentemente personale: e di questo uso della libertà mi verrà chiesto conto.

Poiché qui non vuole giudicare per non essere giudicati, è meglio riferirsi, in maniera molto british, al discorso di Mr.Griffiths come ad una molto evitabile prova di cattivo gusto e di mancanza di senso del ridicolo.