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Economisti Imprese Indebitamento delle imprese Inter Keynes Massimo Moratti

La regola della finanza sana (?).

La regola della finanza sana (?).
(..) Per le squadre italiane la situazione è perfino peggiore, perché non essendo proprietarie degli stadi in cui giocano (l’unica eccezione è la Juventus, che peraltro per costruirselo ha appena denunciato un buco di quasi 100 milioni di euro) debbono pure pagarne i costi. In questo modo, la traduzione calcistica della regola della «finanza sana» rischia di indurre un avvitamento del nostro calcio verso il basso: minori possibilità di spesa implicheranno la rinuncia all’ingaggio di tecnici e giocatori che possano garantire risultati prestigiosi; il conseguente impoverimento del livello tecnico delle squadre determinerà la disaffezione dei tifosi e la diminuzione delle loro spese per abbonamenti e merchandising, e tutto ciò retroagirà negativamente sui bilanci delle squadre, inducendone ulteriori revisioni al ribasso. La prospettiva è di ritrovarci a vivere un campionato popolato di squadre come il Chievo o il Genoa: spese contenute e bilanci in ordine, ma tasso tecnico assai modesto e, in prospettiva, «zeru tituli».
Il declino dell’Inter nei quindici mesi successivi alla vittoria in Champions League illustra al meglio questa tendenza, affatto analoga a quella che Keynes pronosticava per le società industriali avanzate che fossero cadute preda della sindrome del bilancio in pareggio. Realizzata la storica tripletta nel maggio dell’anno scorso, la dirigenza nerazzurra non solo ha impiegato gli introiti delle vittorie al solo fine di abbattere l’indebitamento, ma per di più ha perseguito una strategia di dismissioni (Balotelli ed Eto’o su tutti) e mancati acquisti che ne ha oggettivamente impoverito la rosa. In aggiunta, non ha proceduto nemmeno a quelli che tecnicamente sarebbero dei semplici ammortamenti: basti pensare alla mediana di centrocampo, che da sei anni vede come protagonisti Zanetti, Cambiasso e Stankovic.
In un quadro del genere, è troppo facile accusare dell’avvio disastroso dei nerazzurri l’allenatore Gian Piero Gasperini. Al netto dei numerosi errori di quest’ultimo, è chiaro che è la rosa a soffrire di un deficit che è prima di tutto atletico: parliamo infatti di una squadra che conta ben 13 ultratrentenni sui 23 possibili titolari e che – come si è visto anche nell’ultima trasferta a Catania – soffre di vistosi cali di intensità nei secondi tempi, dove abbiamo registrato 4 delle 6 sconfitte riportate nelle 9 gare ufficiali finora disputate (e ben 15 dei 18 gol subiti). E a conferma di quanto avesse ragione Keynes ad ammonire che un ministro dell’Economia che avesse voluto ripianare il deficit tagliando le spese si sarebbe trovato a inseguire la sua stessa coda («la società si impoverirà fino a ridurre a zero il risparmio», scrisse nella Teoria generale), possiamo ricordare i due conti che ha fatto recentemente Rudi Ghedini: dato che l’Inter non sembra al momento in grado di andare oltre i 65-70 punti in campionato e difficilmente potrà arrivare in fondo nel suo cammino in Coppa, rischia di essere completamente bruciato, a causa dei mancati introiti futuri, il «risparmio» ottenuto dalla cessione di Eto’o.

Luigi Cavallaro, 18.10.2011 Il Manifesto

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Inter Keynes Massimo Moratti

The economic consequences of Mr.Diego Milito.

Diego Milito e Samuel Eto'o

Riflessioni il giorno dopo, perché come insegna il Maestro Giampaoli, la vita stessa è un rendiconto:

  1. non si vende Kakà: e se lo si vende, è per investire, non per disinvestire (ovvero non fare nulla con i soldi presi), perché i disinvestimenti che servono solo a ridurre il fabbisogno finanziario non fanno ritrovare la competitività;
  2. disinvestire per re-investire, soprattutto se si compra un macchinario, ad alta tecnologia e dalla capacità pazzesca di fare squadra, Samuel Eto’o, rafforza finanziariamente e, soprattutto, consente di raggiungere gli obiettivi aziendali;
  3. avere lo stadio ovvero l’immobile di proprietà non serve per vincere, ovvero per avere competitività ed essere leader nel proprio mercato: e nonostante le boutades di Zio Fester-Galliani, anche in via Turati si è vinto senza stadio;
  4. se cambi continuamente squadra-azienda dicendo che vuoi vincere la Champions e poi vinci solo gli scudetti (all’Ajax, alla Juve, all’Inter, al Barcellona), c’è qualche vaga possibilità che tu sia unfit, inadatto, a quella competizione= a quel mercato, a prescindere? Una riflessione umile servirebbe, a proposito chi ha il numero di cellulare di Ibra?
  5. con il calcio non si guadagna, si perdono anni di vita in pochi minuti, si rischiano gli infarti: senza qualcuno che per diletto, nel senso vero del termine, butti via i soldi, è difficile pensare di vincere qualcosa;
  6. infine, avere un buon ufficio di relazioni esterne serve sempre: così vieni magnificato perché hai la “cantera” da cui escono i tuoi gioielli, nonostante che tu esca in semifinale con una squadra che ha il vivaio, non disprezzabile, ma che lo chiama solo vivaio, o Inter campus.
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Inter Massimo Moratti

E’ abbastanza a colori questa?

Inter-Bayern 2-0, Finale di Champions League, Santiago Bernabeu, 22 maggio 2010
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Inter Massimo Moratti

Che si guardino finalmente una partita decente.

Josè Mourinho

“14 E José, giunto in via Massaua, vide una grande folla e ne ebbe compassione. 15 Poi, facendosi sera, Zanetti e Milito gli si accostarono, e gli dissero: «Questo luogo è infognato, ed è già tardi; licenzia dunque le folle affinché vadano a trovare i biglietti per il Bernabeu». 16 Ma José disse loro: «Non è necessario che se ne vadano; date voi a loro i biglietti». 17 Ed essi gli dissero: «Noi non abbiamo qui altro che cinque tagliandi della semifinale dell’81». 18 Ed egli disse: «Portatemeli qua». 19 Comandò quindi che le folle si sedessero; poi prese i biglietti e, alzati gli occhi al cielo, li benedisse; li diede ai discepoli e i discepoli, alle folle. 20 E tutte quelle migliaia tornarono a casa con il biglietto per la finale del Bernabeu, e alla fine ne avanzarono, tanto che José disse ai discepoli «Questi dateli ai milanisti, che si guardino finalmente una partita decente»”

Credits to: Bonvesin de la Riva & http://www.interistiorg.org

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Inter Massimo Moratti

Ambro…

Massimo Ambrosini

…faccelo sapere tu quando ce lo dobbiamo togliere.

2005-2006

2006-2007

2007-2008

2008-2009

2009-2010

Credits to: interistileninisti.org

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Camp Mou

Josè Mourinho
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King of the jungle.

Lucio

In certi casi, è meglio citare.

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Gli spari sopra.

Josè Mourinho

E’ proprio così, non stiamo parlando solo di calcio. Ma quelli che lo credono possono continuare a sorridere: come dice Vasco, gli spari sopra sono per noi. Benvenuto fra noi fratello Mou. Tieni duro.

Umberto Chincarini, Peschiera del Garda (Il Foglio HPC, 23

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Inter

Manette e prostituzione intellettuale.

Josè Mourinho mima le manette

C’è un solo uomo in Italia (ma purtroppo è in prestito) che riesce a far discutere più di Bertolaso, a dividere più di Sanremo, a sfidare i pregiudizi della falsa coscienza (“prostituzione intellettuale”) come… Già, come chi altro, in Italia? Adesso quest’uomo, José Mourinho Felix il Filosofo di Setubal, ha sfidato l’Italia manettara. Con un gesto così plateale, bello, comunicativo, dirompente, che ha fatto – come sempre, più di sempre – il giro del mondo. E che ovviamente ha messo in allarme la casta (“delirio evidente”). Non c’è niente che faccia tremare la casta come i gesti semplici, totali. La casta gli ha dato tre turni, e 40 mila euro di multa. Vanno ad aggiungersi agli altri euro che s’è già beccato, ormai ogni volta che parla. Ogni volta che con sublime sarcasmo, o forse è solo sprezzo del pericolo, si abbatte a tempesta contro il muro di gomma. Contro “la gelatina”

Ci si può nascondere dietro a un dito, come l’ottimo Mario Sconcerti. E dire che i problemi dell’Inter sono altri, che Mourinho lo sa, che per forza che è nervoso e che apposta forza la mano sul resto. Tutto giusto, già mercoledì si vedrà che Sconcerti ha ragione: nel dettaglio, nel dito. Ma non nella luna. Si può essere semplicemente addetti alla prostituzione intellettuale, come gli altri. Si può essere furbamente gelatinosi, siamo tutti dello stesso circo. Come Zaccheroni (“la moviola poi ha dimostrato che il direttore di gara aveva ragione su tutti gli episodi”, ma non è vero). Come Galliani, che dice va tutto bene e “abbassare i toni”, ma è reduce dall’aver incassato un rigore grande come un appalto alla Maddalena non dato al Bari sullo 0-0, e un giallo graziato a Gattuso per un’entrata che farebbe impallidire l’espulso Samuel.

A parte che il gesto delle manette, Mou l’ha fatto dopo che il meraviglioso Paolo Tagliavento, il barbiere di Terni, quello dell’arbitraggio “semplicemente perfetto”, aveva considerato da giallo una reazione di Pazzini che il regolamento vorrebbe da rosso. Il barbiere perfetto è quello che prima non aveva cacciato Pazzini, per una mano in faccia a Muntari, a gioco fermo. E senza contare la simulazione rifilata a Eto’o, sbagliando in pieno (Mou si è accasciato, in preda a una crisi di riso irrefrenabile). Ma non è questo il punto. E’ giusto per dire che l’arbitro perfetto non esiste, esattamente come il pm perfetto, se non nella finzione interessata di gente interessata. Insomma ci sono i fatti, e c’è la deformazione delle opinioni. Siamo in Italia. Dare di “impeccabile” al barbiere di Terni è un po’ come prendere per vangelo le ricostruzioni ambientali della cricca. A scatola chiusa.

Ma nemmeno questo è il punto. Il punto è che a differenza di altri e meno famosi “attenzionati” dalla casta, l’uomo più famoso d’Italia (ma è in prestito) ha avuto il coraggio di fare il gesto: ha incrociato i polsi, l’Italia è manettara. Ha denunciato il sistema vischioso, gelatinoso, sì. Ma è quello della casta arbitrale (i sacri giudici del pallone) che si auto-difende e assolve. Incontrollata. Malcostumata. Che usa due pesi e due misure: ci sono “aree di rigore di 25 metri” e falli che valgono e non valgono. Lui ha solo se stesso, il suo magnifico talento, e ogni domenica manda avanti la sua personale battaglia contro quel mondo falso e appiccicoso del calcio. Che è lo specchio dell’Italia. Noi l’avevamo capito subito, quando arrivò (in prestito) lo scorso campionato. Per questo abbiamo subito amato il Filosofo, il genio della comunicazione e del parlar chiaro. L’uomo che ebbe il coraggio di dire “zeru tituli”, sputando sulla melassa, e ora di mostrare le manette alla casta. Per questo ce ne siamo innamorati. O forse credete che si stia parlando (solo) di calcio?

Maurizio Crippa, Il Foglio, 23 febbraio 2010

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Inter

Delusione al Meazza.

Materazzi con la maschera del Presidente del Milan e Sulley Ali Muntari

L’Inter, in 9 contro 11, contro la squadra-rivelazione del campionato, riesce a vincere solo 2 a 0, parando un rigore e prendendo due pali.