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Mercato Stato Sviluppo welfare

Già, cos’altro vogliono?

Già, cos’altro vogliono?

La manovra Monti cancella con un tratto di penna le conquiste dei sessantottini. Chi è nato dopo il 1952 lavorerà di più e percepirà prestazioni ridotte (anche se su standard europei). Viene messo in discussione anche il privilegio concesso ai lavoratori autonomi di riscuotere l’assegno senza aver versato i contributi. Prossima tappa, la “mobilità in uscita”, alias licenziamenti. Insomma, il vecchio contratto sociale non esiste più. Un nuovo patto è tutto da scrivere e sarà il tema della nuova legislatura. Niente del genere è stato fatto, in così poco tempo e in così vaste proporzioni, in Germania, in Francia o in Spagna. Cos’altro vogliono i mercati, specialmente in uno scenario di basso sviluppo in tutto il mondo?

Stefano Cingolani Il Foglio, 28 dicembre 2012

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Borsa Crisi finanziaria Economisti Mercato Strumenti finanziari

La qualità dei mercati.

La qualità dei mercati.

Paolo Pasquariello, professore di finanza all’Università del Michigan, sul Corriere Economia di lunedì scorso, afferma che “i mercati finanziari operano sulla base di una serie di immutabili (sic) principi (come le leggi della fisica), il più importante dei quali stabilisce che due identiche attività finanziarie debbano avere lo stesso prezzo, pena l’emergere di un’opportunità di arbitraggio che produce profitti senza rischio. E’ ragionevole aspettarsi che questo principio sia sempre soddisfatto (anche se non perfettamente) in mercati finanziari ben funzionanti. E’ dunque possibile misurare l’abilità dei mercati di operare correttamente esaminando i prezzi di azioni, obbligazioni e valute in termini relativi, anche in assenza di criteri condivisi di valutazione in termini assoluti. Ebbene, la ricerca accademica evidenzia che a causa delle sunnominate frizioni (NdA: imperfezioni, barriere e vincoli) questo basilare principio della finanza moderna viene spesso violato dai mercati, soprattutto durante periodi di stress ed elevata volatilità. In breve, la qualità dei mercati finanziari tende a deteriorare specialmente in corrispondenza di drammatici movimenti di prezzo, proprio quando governanti e investitori sembrano prestar loro la più grande attenzione.

Perché qualcosa suona stonato, in questa ineccepibile esposizione? E, soprattutto, perché? E ancora: perché se i mercati operano su una base di immutabili principi (come le leggi della fisica) a un certo punto la qualità viene meno? Sarebbe come domandarsi perché a 100 gradi l’acqua non bolla oppure a zero gradi non geli: cosa accade? L’articolo di Pasquariello si intitola “La saggezza (dubbia) dei mercati finanziari“: forse si dovrebbe ripartire da lì.

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Barack Obama Crisi finanziaria Mercato Rischi Risparmio e investimenti Strumenti finanziari USA

Vivere di benchmark e di automatismi.

Vivere di benchmark e di automatismi.

(..) L’ultima grande accusa è che le agenzie di rating sbagliano. Hanno valutato male i mutui subprime, ma anche Lehman Brothers o Parmalat. Vero. Però è anche vero che il crack dei mutui subprime americani non lo avevano previsto in molti. Le agenzie di rating hanno errato a valutarne l’affidabilità, ma anche tanti economisti o analisti si sono sbagliati. Idem per il crack di Parmalat: si trattava di una truffa, i bilanci erano falsi. Se però si vanno a prendere le statistiche ufficiali (fornite dalle stesse agenzie), si scopre che mediamente i casi di default sono coerenti con i rating assegnati. Se si escludono casi clamorosi, dunque, solitamente i rating sono abbastanza affidabili. Insomma: le “Triple A” vanno veramente molto meno in default delle “Singole A” o delle “B”. La verità, dunque, anche qui è forse un’altra. Le agenzie esprimono giudizi: come tali sono opinabili e soggetti a errore. Gli investitori dovrebbero prenderli come tali, piuttosto che basare le proprie scelte solo su queste pagelle. Piuttosto che vivere di benchmark e di automatismi, i gestori dei fondi dovrebbero ragionare con maggiore autonomia: così, forse, si eviterebbero anche isterismi sui mercati.

Morya Longo, Il Sole 24 Ore, 9 agosto 2011

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Mercato USA

I mercati concorrono a creare il futuro.

I mercati concorrono a creare il futuro.

Io sono in totale disaccordo con la teoria generalmente accettata, secondo cui i mercati finanziari tendono sempre all’equilibrio e scontano il futuro in maniera corretta. Io ho un credo differente. I mercati – a mio avviso – non si limitano a scontare il futuro: concorrono nel crearlo. In certe circostanze, possono avere un effetto diretto sui cosiddetti fondamentali. Quando questo accade, i mercati entrano in uno stato di disequilibrio dinamico e iniziano a comportarsi in maniera difforme da ciò che viene considerato normale. Questi momenti non sono frequenti, ma quando si verificano i mercati possono diventare distruttivi: per il semplice motivo che possono influire sui fondamentali dell’economia.

George Soros

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Crisi finanziaria Silvio Berlusconi

I mercati esistono e le loro aspettative vanno governate.

I mercati esistono e le loro aspettative vanno governate.

Berlusconi doveva spiegare ai mercati – i suoi cittadini inclusi – come il suo Governo intende affrontare il doppio nodo della crescita economica con disciplina fiscale. Una situazione delicata, tenendo conto della delusione causata nei mercati dalla recente manovra finanziaria, che ha finito per tradire le aspettative. Il premier ha ricordato la velocità con cui il Parlamento ha approvato tale manovra, nonché gli apprezzamenti dell’Europa.

Ma questo ai mercati non basta. Si può ritenere che i mercati sbaglino, come Berlusconi ha sottolineato in qualche passaggio. Ma i mercati esistono, e le loro aspettative vanno governate.

Donato Masciandaro, Il Sole 24 Ore, 4 agosto 2011