Categorie
Banche Crisi finanziaria Cultura finanziaria Educazione Liquidità Mutui e tassi di interesse Regno Unito

La coscienza bancaria.

La coscienza bancaria.

Simone Giacomelli, Campagna marchigiana, presa di coscienza sulla natura (dalla rete).

Il Corriere della Sera, in un articolo che riprende un servizio del Daily Telegraph, parla di “coscienza bancaria” in riferimento all’attività di alcune banche inglesi che stanno mettendo sull’avviso (o lo faranno presto) i loro clienti riguardo al fatto che è necessario tagliare le spese e pagare i mutui. Il giornalista trova il modo di affermare che “in barba alla privacy dei dati e dei consumi, l’Inghilterra si difende anche così dallo spauracchio della crisi.”

Forse l’articolista non ha mai visto l’operatività dei back-office bancari, non è mai stata nei retro-bottega, quelli dove si fa il lavoro sporco; o forse pensa che le banche che finanziano persone fisiche con i mutui non conoscano vita, morte e e miracoli di costoro. Non è una questione di privacy, è che attraverso la lettura del conto, di addebiti e di accrediti, si conosce praticamente tutto quello che fa il cliente: che avrebbe solo un modo per difendersi dalla curiosità del finanziatore, ovvero usare solo contante.

Il problema, peraltro, non è appena di privacy, ma di educazione e di cultura finanziaria. Più volte mi è capitato di vedere clienti chiedere alla banca di procedere comunque ad addebitare le rate di Sky e di posticipare l’addebito del mutuo, comportamento che non può essere altro che frutto di mancanza di educazione finanziaria e di uno stile di vita e di consumi privo di senso del sacrificio, in cui tutto è dovuto. Le banche non avranno una coscienza, forse: ma se facessero anche in Italia quello che fanno nel Regno Unito non difenderebbero appena le loro ragioni creditizie, ma un modello di consumi e uno stile di vita che talvolta sembra non essersi reso conto della crisi.

Categorie
Banche Banche di credito cooperativo Mutui e tassi di interesse

Tassi di riferimento.

Tassi di riferimento.


Abbassami l’euribor, per favore. (*)

(*) sms ricevuto oggi da un preposto di Cassa Rurale del Trentino.

Categorie
Banche Rischi Risparmio e investimenti USA

Predatory lending (just a little question).

Predatory lending (just a little question).

Secondo quanto  riportato dall’amministrazione USA, la definizione riguarda le pratiche abusive e non professionali di esercizio del credito, che colpiscono soprattutto le minoranze etniche (neri e ispanici) e le fasce della popolazione meno preparate e più povere, che contraggono mutui che non potrebbero permettersi di pagare e/o lo fanno a condizioni assai svantaggiose. Un recente rapporto del  Senato USA rende noto il caso di una banca specializzata in mutui, Washington Mutual (WaMu), che premiava i volumi e non la qualità del credito, incentivando l’azzardo morale dei venditori, con viaggi esotici alle isole Hawaii. “Loan officers and processors were paid primarily on volume, not primarily on the quality of their loans, and were paid more for issuing higher-risk loans,” (..) “Loan officers and mortgage brokers were also paid more when they got borrowers to pay higher interest rates, even if the borrower qualified for a lower rate — a practice that enriched WaMu in the short term, but made defaults more likely.”

La prassi non è nuova, e nel nostro Paese, meno rumorosamente ma altrettanto scandalosamente, viene applicata nel caso dei prestiti al consumo. Quanto agli Stati Uniti, Preeti Vissa, del gruppo no-profit Greenline Institute, sostiene, come riporta il Sole 24 Ore di ieri, che la prassi è resa possibile dai “bassi standard contrattuali imposti dagli intermediari” e che in tal modo si sono elargiti prestiti “altrimenti improponibili“. Bene, probabilmente è proprio così. E probabilmente hanno ragione anche i repubblicani, che affermano che il denaro facile dell’era Greenspan alla Fed abbia favorito tutto ciò. Ok, tutto bene. Ma se le prassi sono caratterizzate da bassi standard e i prestiti elargiti sono improponibili, perché tutti continuano a ripetere il mantra che “le banche chiudono l’ombrello quando piove“?

Still waiting for an answer…

Categorie
Banche Bolla immobiliare USA

Volponi a stelle e strisce.

Non si finisce mai di imparare. In Bank of America, secondo quanto testimoniato da uno dei suoi impiegati, it was routine for the lender to keep mortgage promissory notes even after loans were bundled by the thousands into bonds and sold to investors, according to a transcript. Contracts for such securitizations usually require the documents to be transferred to the trustee for mortgage bondholders.

Insomma, titoli-salsiccia o no, il debitore ceduto, a seguito di cartolarizzazione e di confezionamento di titoli con sottostanti subprime, restava debitore di tutti. Senza certezza alcuna.

A proposito di certezze, sarebbe interessante sapere che ne pensano le vestali della correttezza anglosassone, i vari Guido Rossi, Rizzo & Stella and co.

Categorie
Banche Bolla immobiliare Mutui e tassi di interesse USA Vigilanza bancaria

Mutui più difficili? Scelte più realistiche…

casa_mutui

La notizia dell’ipotesi, alla quale starebbe lavorando la Commissione Europea, di una limitazione all’importo dei mutui erogabili dalle banche per l’acquisto di case di civile abitazione, ha suscitato un dibattito aspro ed assai vivace, sintetizzabile in due punti:

  1. l’Italia paga colpe non sue (quelle delle banche USA che hanno erogato i prestiti sub-prime);
  2. chi mai più riuscirà a comprare casa?

Premesso che sul primo punto si dimentica che anche in Italia vi sono evidenti e conclamate difficoltà da parte dei proprietari di case a rimborsare i mutui contratti per acquistarle, e che è assai probabile che la ventata moralizzatrice rischi di gettare il bambino, l’acqua sporca ed anche la bacinella, qualche riflessione a mente fredda si impone, in primo luogo sul tipo di limitazione che sarebbe alle viste. Si parla, in particolare, di limitare al 40% del valore di mercato ed al 50% del valore di perizia l’ammontare massimo del mutuo erogabile da parte delle banche a chiunque voglia comprare una casa. Gli scenari paventati sono, invariabilmente, negativi, con lo spettro del crollo del mercato e, soprattutto, l’impossibilità per le fasce più deboli della popolazione, immigrati in primis, di poter accedere alla casa di proprietà.

Forse è proprio da quest’ultimo punto che si dovrebbe partire nella riflessione.

L’ammontare dei mutui erogati, durante gli ultimi dieci anni e, in specie, nel periodo più acuto della bolla immobiliare, ha formalmente raggiunto l’80% del valore di perizia, arrivando, nella realtà, a toccare spesso il 100% del valore dell’immobile, complici perizie gonfiate e altri escamotages. La facilità di accesso al credito, unita all’ampio grado di copertura garantito dalle banche, ha fornito un robusto combustibile ad una domanda che si è nutrita di tante componenti, risolvendosi, in finale, in una sola, palese, conseguenza: la crescita dei prezzi di tutte le case, in ogni parte d’Italia.  Il diritto ad abitare una casa è stato confuso con il diritto a possedere una casa, a qualunque costo: complice un certo tipo di cultura ed un tipico costume italiani, non è stato difficile assistere ad una corsa dei prezzi immotivata e senza freni. Se poter vivere in una casa è certamente una degna finalità di politica economica ed una giusta ambizione personale, non necessariamente deve essere assecondato il desiderio, per carità, del tutto legittimo, di possederla a tutti i costi e, preferibilmente in zone pregiate. Se la domanda, più correttamente, si fosse indirizzata, anche in funzione delle disponibilità liquide e reddituali, verso immobili più accessibili, forse la crescita dei prezzi non si sarebbe tramutata nella bolla che tutti conosciamo.

D’altra parte, porre limitazioni all’ammontare massimo dei mutui erogabili non è, di per se stesso, un argine efficace a comportamenti imprudenti o contrari alle prescrizioni delle Autorità di Vigilanza da parte delle banche. Il problema, infatti, non sono i valori delle garanzie -le abitazioni- in rapporto a quelli dei debiti contratti -i mutui-. Il vero problema sono i redditi destinabili al rimborso delle rate da parte dei mutuatari. Nulla vieta, in effetti, di prestare denari limitando l’ammontare del prestito al solo 40% o 50%, come già si è accennato, a soggetti che non saranno comunque in grado di rimborsarli. Il problema, come insegnano le buone prassi in materia di valutazione del merito di credito, infatti, non sono le garanzie, ma la capacità di reddito e di rimborso, ovvero il merito di credito. Meglio sarebbe, allora, limitare il mutuo erogabile ad un ammontare che generi una rata pari ad un multiplo massimo, per esempio di 3 volte, del reddito mensile del mutuatario e del coniuge. In tal modo si otterrebbe il duplice risultato di evitare i problemi derivanti dall’insolvenza delle famiglie, da un lato, avendole fin dal principio spinte a compiere scelte più realistiche. Ovvero, facendo il passo lungo quanto la gamba si potrebbero evitare dolorosi dietrofront successivi, avendo proceduto a decisioni, vivaddio, coerenti con le proprie possibilità, comprando ciò che ci si può permettere ed evitando, per quanto possibile, distorsioni speculative del mercato.

Categorie
Analisi finanziaria e di bilancio Banche Crisi finanziaria Mutui e tassi di interesse

Ancora tu?

Il premio Nobel prof.Merton mentre riceve il premio
Il premio Nobel prof.Merton mentre riceve il premio

In un articolo ripreso dal Sole 24Ore, Il fair value sperduto nel labirinto delle banche, Merton,Kaplan e Richards invocano, sorprendentemente, un maggior uso di modelli di analisi e di valutazione degli attivi bancari, riaffermando una visione del mondo, che la crisi ha spazzato via, dove ogni asset è cartolarizzabile, può divenire una security, essere scambiato, trovare un compratore, senza che il circuito si fermi mai.

Anzi, è proprio grazie ai modelli che gli operatori bancari dovrebbero procedere a costanti aggiornamenti del valore dei loro mutui che, testualmente, anche se in bonis, non troverebbero sicuramente un compratore che li pagasse al valore nominale.

La domanda che sorge spontanea è: ma una banca che non sia solo un gigantesco fondo comune di investimento, che riprenda ancora a raccogliere il risparmio presso il pubblico, offrendo prodotti adeguati alle esigenze del cliente e che impieghi la raccolta in prestiti alle imprese, al fine di sostenere lo sviluppo, una banca così è ancora possibile?