Categorie
Banche BCE Germania Goldman Sachs Mario Draghi

Non rovinate tutto.

Non rovinate tutto.

L’idea più contenuta che la Bce potrebbe imporre un “tetto” al rendimento di alcune obbligazioni sovrane attraverso l’acquisto risulta anch’essa problematica, perché potrebbe distorcere i mercati dei capitali. Non ricordo un esempio recente di una banca centrale che abbia stabilito artificialmente un limite per il rendimento di beni scambiati liberamente (la Svizzera ha effettivamente promesso di frenare la crescita della propria valuta, ma si trattava più di una minaccia che di un tetto solido). E risulta difficile capire perché gli investitori dovrebbero volere acquistare titoli il cui rendimento viene bloccato dalle autorità monetarie. La realtà è che gli investitori non faranno seriamente ritorno ai titoli e alle obbligazioni europee fino a quando non saranno convinti che l’euro non esploderà. Ora che si accinge a partecipare a incontri di importanza cruciale, presidente Draghi, mi pare opportuno ricordare a lei e ai suoi colleghi un’esortazione spesso rivolta a coloro che entrano a far parte di Goldman Sachs, la sua alma mater: “Non rovinate tutto”.
Francesco Guerrera

Categorie
Banche BCE Crisi finanziaria Germania Mario Draghi

Stampa Mario, stampa.

Stampa Mario, stampa.

Le notizie dalla Grecia, con le dissennate dichiarazioni di Papandreou, che mostra di non avere neppure il coraggio di proporre una medicina, chiedendo al contrario ai Greci se preferiscono le caramelle alla chemioterapia, mostrano che le questioni della crisi non riguardano appena i tecnici o chi governa, bene o male che lo faccia. Riguardano la cultura e gli stili di vita, il modo di concepire se ed il lavoro, la fatica ed il sacrificio, il risparmio e il futuro. Che Dio aiuti la Grecia nella sua decrescita (in)sostenibile: ho ancora delle dracme da qualche parte, verranno buone.

Mentre Atene brucia, la posizione assunta nelle ultime ore dal Direttorio che così egregiamente governa sui destini dell’Unione Europea mostra la miopia di una posizione che, fino all’ultimo, ha tentato di circoscrivere il problema ad una questione morale, a partire dal giudizio che il debito è sbagliato e basta (ciò che il Foglio ha definito, con felice espressione, la Luteronomics della signora Merkel). Ora, poiché le banche francesi e tedesche sono piene di titoli greci, da un punto di vista puramente sciovinistico mi verrebbe da chiedere come mai tanta stupidità nella patria di coloro che sorridevano ironicamente dell’incapace di Palazzo Grazioli? A tacer del fatto che resta difficile capire chi terrà indenni i risparmiatori dei due più grandi paesi di Eurolandia dall’haircut che attende i bilanci delle banche presso le quali hanno i loro depositi. La BCE, di fatto, ha già cominciato a stampare moneta, acquistando i titoli di Grecia, Spagna, Italia. Il prossimo passo è stampare direttamente euri, per evitare che tutto il sistema collassi: Mario Draghi comincia dalla tipografia.

Categorie
BCE Crisi finanziaria Germania Sviluppo USA welfare

Retorica europeista e inconcludenza renana.

Retorica europeista e inconcludenza renana.

Le proposte avanzate ieri sono suggestive ma poco concrete. Quella di un “governo economico europeo” si riduce a incontri mensili tra gli “Heads”, i capi di Stato e di governo dei 17 che di fatto si riuniscono quasi mensilmente già da tre anni. L’idea di un’autorità tecnica e sopranazionale, come la Commissione, a capo delle scelte comuni è stata respinta.

La “regola d’oro”, cioè la costituzionalizzazione del pareggio di bilancio, è un sostituto purtroppo rozzo della credibilità politica. In questo quadro di salvaguardia delle prerogative nazionali sarà da vedere come verrà realizzata la tassazione delle transazioni finanziarie, un’iniziativa in sé interessante, ma su cui pesano incognite pratiche e forti interessi nazionali.

È sorprendente che un messaggio di generica ambizione sia venuto a poche ore dagli sconfortanti dati sulla stagnazione dei due paesi nel secondo trimestre dell’anno. L’arresto delle economie tedesca e francese è un riflesso della debolezza globale, ma anche dell’interdipendenza dei cicli economici in Europa. Rivela che è forse una finzione separare paesi deboli e paesi forti quando si condivide l’appartenenza alla stessa moneta e, come conseguenza, a una stessa realtà politica. La preoccupata astinenza dei consumatori tedeschi e degli investitori francesi è in parte conseguenza dell’incertezza prodotta dalla crisi nell’euro area. Non a caso la congiuntura è peggiorata in tutti i paesi a tripla A. Quale stabilità di reddito è garantita al contribuente tedesco dal pareggio di bilancio tra qualche anno se da una settimana all’altra può essere chiamato a salvare il governo greco o addirittura quello italiano? Quale rendimento deve avere un investimento in Francia, se il credito delle banche si ferma di colpo e i costi di finanziamento aumentano da un giorno all’altro?

Carlo Bastasin, Il Sole 24 Ore

 

Categorie
Borsa Imprese Mercato OPA

Blitzkrieg (guerre éclair).

Blitzkrieg (guerre éclair).

Blitzkrieg

Categorie
Banche Crisi finanziaria

Liberté, égalité, mobilité

Bandiera_Francese.svgCirca 30 manager bancari, fino alla settimana scorsa alle dipendenze di Société Générale, hanno abbandonato la banca, che senza, peraltro, attendere le direttive del Presidente Sarkozy, aveva già provveduto ad autoregolamentare, riducendoli, i compensi ai dirigenti.

I 30 manager in questione hanno fondato un hedge fund, anche grazie a capitali di matrice americana.

Difficile immaginare che il caso rimanga isolato: la crisi non può eliminare o appiattire -nè lo possono fare le varie direttive governative- le aspirazioni professionali di individui preparati, ben addestrati e formati, in grado di generare ricchezza con l’applicazione del loro lavoro. Resta però da chiedersi se questo flying to quality (o flying to money) non possa, nel medio termine, penalizzare le istituzioni creditizie e finanziarie, e sono molte, che a causa dei finanziamenti statali ricevuti, dovranno assoggettarsi in maniera più stringente a limiti sulle retribuzioni; rischiando di limitare, perciò stesso, la qualità del capitale umano impiegato.

Categorie
Economisti Felicità PIL

Tenere conto della felicità.

Hurtygruten, from Honnigsvåg to Tromsø, Norway 2009.
Hurtygruten, from Honnigsvåg to Tromsø, Norway 2009.

Stimo troppo Joseph Stiglitz, che la nostra università ha avuto l’onore di avere come ospite d’onore ad un convegno qualche anno fa, per liquidare, come fanno taluni con facili battute, la relazione della commissione Stiglitz-Fitoussi, tesa a dimostrare la necessità di un nuovo sistema di misurazione del prodotto interno lordo di un paese.

Non mi avventuro -poichè ci sono colleghi molto più esperti di me sull’argomento e, soprattutto, perchè penso che, in ogni caso, una qualche misura al riguardo sia necessaria- in discussioni su come il PIL medesimo debba essere calcolato, se le imposte dirette e/o indirette ne influenzino la misura e se l’uso distorto, a fini propagandistici, che ne fanno i governi, sia necessariamente il male.

Ma penso che tenere conto della felicità non sia necessariamente una stupidaggine, non fosse altro perchè, forse, farebbe ripensare al concetto di benessere. E poi, soprattutto, perchè consentirebbe di leggere righe meravigliose, come queste, di Annalena Benini.

“Se per ottenere il pil di un paese e misurare quanto cresce si introducesse la voce: numero di paia di scarpe per ragazza, o anche: quantità di film visti nel weekend e calcolo dei milioni di sms pettegoli scambiati in una normale giornata lavorativa a scopo di evasione, l’Italia potrebbe ambire al titolo di paese più ricco del mondo. (..) Sarebbe magnifico essere finalmente i leader mondiali, i primi dell’universo: per giorni di vacanza (..), per mesi pagati di maternità in cui possiamo giocare con i nostri bambini (..) per produzione e fruzione culturale.”

Grazie Annalena.