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John Maynard alla #notterosalive.

John Maynard alla #notterosalive.

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Mi capita di fare l’inviato “speciale” per inter-vista.it e di andare a vedere l’ultimo fremito della Notte Rosa, il concerto di Malika Ayane alle 5 del mattino. Ho l’impressione di vedere molti riminesi, che si tratti di una scelta elitaria, la cui collocazione nel programma la rende ancora più tale: e pochi sciroccati, o quasi nessuno, venuti per onore di firma, per poter dire di aver fatto il dritto, tirando l’alba (ma alla cassa del bar c’è la fila per prendere brioche e cappuccino).

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Ma intanto il concerto è bellissimo e comincia con una citazione “somewhere over the rainbow” per poi proseguire con le canzoni per cui l’autrice è nota, compresa quella che ha fatto da spot ad una nota azienda di telefonia mobile. Giri tra la gente -tutti quelli che potevano si sono accapparrati i lettini e, coperti alla bell’e meglio, dormono o quasi- ci sono molte coppie, poi tante donne in gruppo, pochi uomini in branco, come forse si è verificato altrove.

Qualcuno non ce la fa più.

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E qualcuno piange, alle 5 e 45 del mattino.

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Rimane il pensiero, andandosene, che il concerto sia stato come la Notte Rosa di cui fa parte, una sorta di one shot one kill di cortissimo respiro. Perché le ragioni per tornare in Riviera bisogna ri-darsele e la Notte Rosa (che non a tutti piace) sembra finire con sè stessa. Portata via dall’alba, già prima del crepuscolo

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Lavoro PMI

Costa rosa (?) e schiavi in riviera: imprese marginali 3.

Costa rosa (?)  e schiavi in riviera: imprese marginali 3.

Mentre all’ineffabile Pier Luigi Martelli, sul Resto del Carlino, appare la miracolosa Notte Rosa e con essa la geniale richiesta di denominare la costa Romagnola come la Pantera; mentre persino Anna Falchi si scomoda a dire, sempre per il Carlino, che la Costa Rosa non avrebbe nulla da invidiare a quella Smeralda o Azzurra (JM si scomoda invece a dire che qualche obiezione ce l’avrebbe, soprattutto sulla prima), mentre ferve il dibattito culturale fra chi vince Miss Over Tanga e chi invece il concorso di Miss Maglietta Bagnata, mentre tutto questo, insomma, ci rende cosmopoliti, internazionali, attrattivi per un turismo sempre più selezionato e qualificato, mi è caduto l’occhio su un sito assai interessante, http://www.schiavinriviera.it e su un’intervista all’ispettorato del lavoro che è stata pubblicata dall’Espresso e ripubblicata dal sito.

Domanda: E le realtà più problematiche?
Risposta: Le riscontriamo negli hotel a di fascia media, i tre stelle. È difficile che una grande struttura faccia del nero spicciolo. Di solito i grandi hotel utilizzano agenzie di somministrazione del lavoro con contratti meno onerosi. (..)

E allora, perché questa situazione?
In parte è una questione culturale, in parte economica. In Romagna la mentalità è rimasta quella della conduzione famigliare, con certi ritmi stagionali. Sia da parte del datore di lavoro che del dipendente che accetta certe condizioni. Dall’altra c’è il fenomeno degli hotel in affitto, che impone di fare utili.

Domanda: Rimini è peggio del resto d’Italia?

Non oso fare confronti senza i numeri alla mano. Però la situazione qui si avvicina molto alle problematiche tipiche nel Sud Italia, realtà che conosco bene perché sono originario della Puglia. Ho conosciuto ragazzi venuti qui dal Mezzogiorno che speravano di trovare condizioni diverse di lavoro e di tutela e invece mi dicono delusi che qui “è peggio di giù”. ‘Il salto culturale, dagli anni ’60 in poi, qui non c’è stato.
Provando a fare due conti, quelli della schiava, perché la serva sarebbe troppa grazia, viene dunque fuori che sono proprio gli hotel che rappresentano la “spina dorsale” del fantastico sistema di offerta turistica della “città rosa” quelli che nel bilancio a fine anno sottostimano il costo del lavoro (e per carità di patria, evitiamo di pensare a come sia il costo del lavoro per la Pensione Iris con vista ferrovia o per la Pensione Mariuccia con vista Pensione Iris). Lasciamo stare i salti culturali, facciamo un salto nei bilanci. Se queste imprese facessero il loro dovere e non sfruttassero il lavoro stagionale nel modo con cui si è visto, forse non starebbero in piedi: o forse si interromperebbe il circuito vizioso fra affitti alti-necessità di pagarli tirando sui costi-mancanza di investimenti-livello di offerta delle strutture medio-basso-clientela di fascia bassa. Ma fare utili lasciando la Pensione Iris come sta non solo è sicuramente più comodo, serve soprattutto ad evitare di guardare in faccia la realtà: che senza un lavoro da bestie, oggettivamente non remunerato anche per i titolari, gli hotel da 3 stelle in giù, nella futuribile Pink-Coast, dovrebbe chiudere. Perché sono imprese marginali: e basta.
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PMI

Sabbie aurifere.

Un’illuminante articolo di Michele Smargiassi su Repubblica prefigura la fine della rendita di posizione di bagnini ed operatori turistici operanti sulla battigia, a seguito della prossima entrata in vigore di una Direttiva UE. La lettura dell’articolo è illuminante perché aiuta a capire quanto possa essere dirompente l’entrata in vigore di una Direttiva sulla quale sarebbe difficile dissentire: ovvero lo Stato deve mettere all’asta l’utilizzo dei beni di sua proprietà, cedendone l’uso -o anche, quando è il caso, la proprietà- al miglior offerente.

I bagnini in coro, ed i giornali che ne sostengono acriticamente le ragioni (cfr.Il Resto del Carlino) gridano come un solo uomo, perché se dovesse passare l’applicazione della Direttiva, le spiagge diventerebbero appannaggio delle grandi multinazionali del turismo le quali, naturalmente, speculerebbero. Naturalmente. E’ noto, infatti, che i prezzi degli stabilimenti balneari sono alla portata di tutte le tasche e che chiunque può, volendo, aprire il suo; i bagnini non speculano, non fanno nero, non assumono nessuno in nero, insomma sono bravi cittadini, non speculatori. Chiunque abbia fatto un giro in spiaggia -ma sarebbe bastato dare una scorsa al programma- il giorno dopo la Notte Rosa capirebbe quanta cialtronaggine si nasconda dietro a coloro che, sempre sul Carlino, si lamentano della cafonaggine di turisti e/o riminesi senza riflettere, neppure per un attimo, che forse un certo modello di turismo ha una matrice culturale. La stessa dei bagnini e del loro nero, del caos e del traffico, delle notti piene di alcool e di droga, della Notte Rosa e della pensione Iris con vista ferrovia a 29 euro tutto compreso, delle discoteche e dei gavettoni.

La matrice culturale del nulla.