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Alessandro Berti Analisi finanziaria e di bilancio Banche Capitale circolante netto operativo Crisi finanziaria Fabbisogno finanziario d'impresa Imprese Indebitamento delle imprese PMI

79 anni e non sentirli (sull’art.218 del RD 267/42).

Uno dei migliori che io abbia mai assaggiato, se non il migliore. Purtroppo non è lo sponsor di questo blog.

E così la Suprema Corte di Cassazione, con ordinanza n.18610, proprio il 30 giugno, ha stabilito (per l’ennesima volta) la responsabilità della banca nell’erogazione abusiva del credito all’impresa in crisi.

Nell’affrontare il tema, la Suprema Corte intitola il paragrafo 3.2.1. “I doveri dell’operatore bancario” e individua come condotta illecita quella della “concessione abusiva di credito” con la quale “il finanziatore concede o continua a concedere, incautamente credito in favore dell’imprenditore che versi in stato di insolvenza o comunque di crisi conclamata”. Nell’integrazione della fattispecie, ovvero perché si verifichi la concessione abusiva di credito, (…) rilievo primario assumono, accanto alla regola generale del diritto delle obbligazioni relativa all’esecuzione diligente della prestazione professionale ex.art.1176 c.c., la disciplina primaria e secondaria di settore e gli accordi internazionali (sic).”

Il soggetto finanziatore, sulla base della disciplina dei cui sopra, (…) “è invero tenuto all’obbligo di rispettare i principi di c.d. sana e corretta gestione, verificando, in particolare, il merito creditizio del cliente in forza di informazioni adeguate.

Dunque, nell’affrontare un tema che risale a una legge che ha solo 79 anni, la Cassazione non solo fa presente che vi sono discipline primarie e secondarie, oltre che accordi internazionali, ma anche che, per usare le parole degli Orientamenti EBA, la banca deve valutare il merito di credito al meglio delle informazioni possedute al momento della concessione.

E quindi ancora per citare la suprema Magistratura, “è peraltro richiesto che, nella formulazione delle proprie valutazioni, la banca proceda secondo lo standard di conoscenze e capacità, alla stregua della diligenza esigibile da parte dell’operatore professionale qualificato, e ciò sin dall’obbligo ex-ante di dotarsi dei metodi, delle procedure e delle competenze necessari alla verifica del merito creditizio.”

Che EBA, 79 anni dopo, non stia dicendo nulla di nuovo lo testimonia il passaggio della sentenza che recita “in sostanza, sovente il confine tra finanziamento meritevole e finanziamento abusivo si fonderà sulla ragionevolezza e fattibilità di un piano aziendale.”

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Alessandro Berti Analisi finanziaria e di bilancio Banche Capitale circolante netto operativo Crisi finanziaria Fabbisogno finanziario d'impresa Imprese Indebitamento delle imprese informazione PMI

Sul perché non possiamo non considerare l’ICR (interest coverage ratio) nella valutazione del merito di credito.

Se fossi un imprenditore e mi chiedessi: “ma cosa diavolo guardano le banche per prima cosa quando guardano i miei conti?”, non potrei più rispondermi, con la più classica delle facilonerie, “gli immobili” o “il capitale proprio” o “il fatturato”, il quale ultimo, come ben sappiamo, è vanità.

Gli Orientamenti EBA in vigore da ieri impongono, all’interno delle ormai ben note “metriche“, di considerare il cosiddetto Interest Coverage Ratio, o rapporto di copertura degli interessi passivi mediante il risultato operativo. Non esiste una graduatoria delle metriche più importanti, se nel documento una metrica è indicata va calcolata e basta: l’ICR è un indicatore notissimo, discriminante e predittivo, utilizzato sia in ambito accademico, sia in ambito professionale e dice una cosa molto semplice, suffragata da numerosissime ricerche empiriche, ovvero che il risultato operativo deve essere pari almeno al doppio degli interessi passivi.

In altre parole il valore considerato tranquillizzante è 2 o superiore, valori inferiori sono da ritenere tanto più preoccupanti quanto più si avvicinano a 1, per motivi facilmente intuibili. Da un lato che il risultato della gestione caratteristica copra a malapena il costo del debito finanziario farà dubitare della capacità di fronteggiarlo, quel debito, in termini di quota capitale; dall’altro, con il costo del denaro mai così basso da molti anni in qua, la vicinanza eccessiva tra i due importi potrebbe rivelarsi pericolosissima in caso di mutamenti sul mercato del credito (rialzo dei tassi, cambiamenti nelle politiche delle banche centrali etc…).

Infine, due precisazioni: la prima è che il reddito è il principale se non l’unico dei flussi di cassa idonei a rappresentare la capacità restitutiva o, come la chiama l’EBA, la fonte della capacità di rimborso; la seconda è che, come ben specificato nel documento in fase di “ricostruzione” dell’Ebitda, le componenti straordinarie devono rimanere fuori (e quindi il modello CE.BI., quello più in uso nelle banche italiane, è da rifare!).

Se ne riparla; e comunque, se volete fare un piccolo check-up alla vostra bancabilità, insomma se volete capire se siete EBA compliant, un po’ come nella foto di copertina, vi suggeriamo di fare un giro qua:

https://www.reaconsulting.com/utility/eba-compliance/

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Alessandro Berti Analisi finanziaria e di bilancio Banche BCE Capitale circolante netto operativo Educazione Fabbisogno finanziario d'impresa Imprese Indebitamento delle imprese PMI

Admission

E così ci siamo arrivati, il momento è giunto: il conto alla rovescia che avevo iniziato ormai 9 mesi fa (pensando ogni volta: vedrai che lo rinviano), parlando in ogni occasione possibile e immaginabile (webinar, corsi di formazione in presenza e non, lezioni universitarie, stravolte nei metodi oltre che nei contenuti) è terminato, gli Orientamenti EBA si applicano da oggi alle nuove concessioni di affidamenti, a chiunque fatti, nonché al relativo monitoring.

Per i prestiti già esistenti aspetteremo un anno, ma riesce difficile immaginare un sistema bancario che, alla stregua di un Giano bifronte, esamina il passato come se nulla fosse accaduto e il presente adeguandosi alle nuove regole. Così come un razzo non arriva istantaneamente nel luogo dove è stato lanciato, così gli Orientamenti EBA cominceranno un po’ alla volta a farsi sentire nei confronti delle imprese, soprattutto di quelle PMI che hanno sempre mal sopportato la comunicazione finanziaria.

Tuttavia, da oggi e senza ombra di dubbio, le garanzie non possono più rappresentare il motivo prevalente per una decisione di affidamento: da oggi conta il reddito, i flussi di cassa, la sostenibilità del debito. Siamo consapevoli che tutto questo vada verificato con l’adeguata ampiezza temporale e spaziale: nel frattempo, con R&A Consulting, abbiamo preparato, per tutte quelle imprese e professionisti che vogliano cominciare a cimentarsi con le nuove regole, un piccolo strumento di facile utilizzo, un tool, come si dice: lo trovate qua.

https://www.reaconsulting.com/utility/eba-compliance/

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ABI Alessandro Berti Analisi finanziaria e di bilancio Banca d'Italia Banche BCE Capitale circolante netto operativo Crisi finanziaria Cultura finanziaria Fabbisogno finanziario d'impresa Imprese Moratoria dei debiti PMI Vigilanza bancaria

Meno 1.

Sarebbe domani, sarebbe dalla mezzanotte. Anche oggi la rassegna stampa consente di affermare che il principale quotidiano economico italiano ignora la scadenza degli Orientamenti EBA, su LinkedIn solo il grande Collega Giacomo De Laurentiis, da sempre uno dei pochi veri appassionati circa il tema del rapporto banca-impresa, ha promosso, ormai una settimana fa, un incontro sul tema.

E allora continuiamo a parlare delle “nuove concessioni” almeno per capire quali potrebbero essere i punti di frizione, i problemi, le criticità che un rinnovato -almeno nelle regole dei criteri di concessione, nelle metriche e nei limiti- processo del credito, mai così pesantemente divenuto prescritto da parte del regolatore, comporterà per molte imprese.

Almeno per tutte quelle, e ci auguriamo che siano tante, che da domani andranno in banca a chiedere nuova finanza, per i loro progetti di sviluppo, per partecipare alle varie fasi del PNRR, per intraprendere, crescere, non fermarsi; perché lo stock di crediti già in essere resterà lì, quasi sospeso fino al 30.6.2022, una specie di standstill concettuale prima che effettivo, con le banche chiamate da EBA, tuttavia, a vigilare su tutte le esposizioni.

E, d’altra parte, le nuove concessioni potrebbero riguardare anche situazioni non proprio rosee o entusiasmanti, con performances non commendevoli fin da prima della pandemia. Chi è arrivato a fine giugno e non sta per licenziare tutti o quasi, potrebbe aver deciso di ristrutturare, di risistemare l’azienda, di chiedere nuova finanza per mettere in atto quella discontinuità rispetto al passato che sola può contribuire a rendere fattibile un piano di risanamento.

Dunque da domani si comincia: insieme a R&A Consulting abbiamo messo a punto uno strumento di facile utilizzo che però aiuta fin da subito a capire quali possano essere le criticità o le questioni più importanti da risolvere; e contemporaneamente, ci soffermeremo sulle principali metriche, sui criteri di concessione, sulle regole fissate da EBA.

Perché da domani chi lavora in banca e analizza il credito, un criterio sicuro ce l’ha nel valutare le nuove concessioni: la valutazione del merito di credito deve essere fatta “al meglio delle conoscenze della banca al momento della concessione“. E il “meglio” non può che consistere in un corredo informativo, storico e prospettico, ampio, approfondito, aggiornato.

A domani.

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ABI Alessandro Berti Banche Fabbisogno finanziario d'impresa Imprese Indebitamento delle imprese PMI

Meno 2.

Mancano due giorni al 30 giugno e, almeno in teoria, un secondo dopo le 23h, 59′ e 59″ di domani si entra nel mondo delle Guidelines (Orientamenti per gli italianisti) di EBA in materia di nuove concessioni e monitoraggio del rischio di credito da parte delle banche.

Con tutta l’attenzione che la questione richiede, chi scrive ha cominciato a occuparsene ormai da quasi 10 mesi, nell’ambito di progetti formativi, convegni, webinar, articoli; ma non finisce di stupirmi l’assordante silenzio nel quale una novità regolamentare e normativa di questa portata sta arrivando.

Silenzio dell’ABI, delle varie sigle dei sindacati dei bancari, delle associazioni di categoria, di tutti quelli che, a vario titolo, si occupano di lavorare in banca e/o rapporti banca-impresa: un silenzio reso ancor più stupefacente, viceversa, dalla centralità assunta dal tema “moratorie” che si è preso la scena e, a quanto pare, continua a tenerla.

Certamente, allo scoccare della mezzanotte di domani non accadrà nulla di particolare, il regolatore (e il vigilatore) da molto tempo usano l’informatica e le ispezioni sulle “nuove concessioni“, perché di questo stiamo parlando, cominceranno forse a fine anno, anche per vedere gli effetti sui bilanci delle banche del credito deteriorato sorto a seguito della pandemia.

Ciò che, tuttavia, dovremmo incominciare a vedere, almeno sulle nuove concessioni, è un atteggiamento diverso da parte di chi prepara il corredo informativo della pratica (la rete? le filiali? i gestori?) e, soprattutto, un approccio molto più “fondamentalista“, ovvero basato sui fondamentali dell’economia aziendale e della tecnica bancaria da parte di chi il fido lo analizza.

Colpisce, in tal senso, non tanto l’atteggiamento delle banche e

degli addetti al credito (questi ultimi, in quanto “decisori” con un bersaglio dipinto sulla schiena per la responsabilità nella diligenza professionale delle nuove concessioni) quanto piuttosto delle associazioni di categoria e del ceto professionale, evidentemente in altre faccende affaccendati.

Nel frattempo, continuiamo a parlarne e a spiegare, a discutere e a ragionare: perché fare cultura d’impresa non

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Alessandro Berti Banche Fabbisogno finanziario d'impresa Felicità fiducia Imprese PMI

Buona Pasqua (di speranza, di lavoro, di lotta e di governo).

Giotto, Cappella degli Scrovegni.

Buona Pasqua di Resurrezione a tutti.

A quelli che lavorano e a quelli che non lavorano, a quelli che “però il Governo Draghi è come quello di Conte“, “Speranza è ancora lì!” etc…; ho letto un post su FB, circa una settimana fa, che riprende il sito di Atlantico e che imputa al suddetto Speranza l’appartenenza a un fabianesimo di impronta dalemiana e amenità similari. E’ Speranza, suvvia, non mi pare un nuovo Hegel (lascerei da parte Carletto Marx, absit iniuria verbis).

E poiché è proprio San Paolo a ricordarci che “la speranza non delude” penso che il modo migliore per farci gli auguri, diversamente da un anno fa, sia nel senso di una responsabilità accresciuta per ognuno di noi, nei propri ambiti, nella propria realtà, in ciò che deve fare giorno per giorno. Un anno fa mi sono trovato spesso a rispondere, a chi mi chiedeva cosa si dovesse fare, che dovevamo fare bene, per quanto reso possibile dalle circostanze, il nostro lavoro, pur con tutti i limiti, nostri e delle circostanze stesse.

Un anno dopo l’augurio è lo stesso: perché riprendere a fare le cose come prima sarà solo per chi ha una vita priva di memoria. Andiamo avanti con più voglia di fare di prima, sapendo che le cose da fare, le occorrenze, anche se si possono fare più facilmente, perlomeno alcune, richiedono presenza a sé stessi e senso di responsabilità. Ovvero, saper rispondere a quello che la realtà richiede, senza lamentarsi e basta, come saremmo tentati di fare (e talvolta di fare solo quello): lottare e governare significa non smettere mai di desiderare, di cercare il bene. Significa che se sono un addetto alla sanità e non voglio vaccinarmi vivo fuori dalla realtà; significa che se sto cercando un lavoro, la realtà mi dice che il lavoro sta cambiando; significa, più modestamente, per quello di cui ci occupiamo, che anche andare in banca a chiedere dei soldi non sarà più la stessa cosa. E poiché responsabilità viene dalla stessa stessa radice del verbo rispondere, proponiamo a tutti di lavorare su questo, di discutere, di approfondire le questioni. Ne riparliamo dopo Pasqua.

Perché se arriva la salvezza, dobbiamo esserne degni.

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Alessandro Berti Analisi finanziaria e di bilancio Banche Capitale circolante netto operativo Energia, trasporti e infrastrutture Fabbisogno finanziario d'impresa

Piantarla con i “ristori” e ritrovare la redditività: ripensare la competitività per non saltare nel vuoto.

Rathlin Island, Ulster. Copyright AB

Pare che il mondo non sia mai stato così liquido come in questo momento storico. Solo qualche giorno fa il presidente Biden ha annunciato di aver completato una manovra miliardaria (in dollari) in grado di attuare concretamente la nota idea di Ben Bernanke, ovvero la helycopter money. Nel medesimo solco, ma con importi evidentemente meno significativi, soprattutto per le imprese, gli ultimi due governi si sono attivati con l’erogazione di “ristori” o indennizzi che dir si voglia: per qualcosa di più importante dovremo aspettare il Next Generation EU.

Nel frattempo tiene banco, appunto, il tema dei “ristori”, parola in verità assai discutibile, come tema dominante, se non quasi esclusivo, del dibattito; e se questo è comprensibile e assolutamente necessario (nessuno mette in discussione la necessità di indennizzare i cittadini colpiti dal lockdown), non esime tuttavia dal ragionare sul futuro, perché per quanto l’incertezza sia uno stato di natura, come tale ineliminabile, non possiamo esimerci dal programmare, provando a prefigurare come sarà il new normal che, per certi versi, è già una realtà. Basti pensare che la Cina non è più la fabbrica del mondo e si è messa in proprio, alla digitalizzazione e alla robotica e al loro impatto sul lavoro che, a sua volta, o sarà qualificato o non sarà.

Per questo motivo, prima ancora che “perché sarà richiesto dalle banche“, la laboriosità di tutti coloro che hanno a cuore l’impresa, banche comprese, dovrebbe essere tesa a individuare, mediante riflessioni accurate e approfondite, la validità prospettica del business model, la sua sostenibilità, anche in chiave di fattori ESG, ma soprattutto, finanziaria. E poiché il primo (e quasi esclusivo) dei flussi di cassa in entrata è il reddito, non c’è riflessione, superando finalmente il tema dei “ristori”, che non possa essere basata su un serio business plan, che comprenda un piano economico-finanziario almeno triennale, supportato da assunti, spiegazioni, strategie.

Ce lo chiede l’E(uropa)BA, ma ce lo chiedono soprattutto le buone prassi, la cara vecchia economia aziendale: ne riparleremo, soprattutto delle metriche, che non sono solo prescrizioni contenute negli Orientamenti, bensì la vera e propria Stella Polare delle scelte imprenditoriali. Buon lavoro a tutti.

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ABI Alessandro Berti Banche Imprese Indebitamento delle imprese Mario Draghi PMI

EBA, abbiamo un problema (e non sono le banche).

Della straordinario discorso di Mario Draghi e del suo arrivo al Governo di questo Paese merita parlare dedicando tempo e modo adeguati.

Nel frattempo maiora premunt, ad iniziare dal lavoro, sempre più intenso, che racconta di come le banche si stiano preparando (e in buona parte già lo sono) ad accogliere nella loro strumentazione e nella loro metodologia le indicazioni, assai prescrittive, degli Orientamenti EBA in materia di concessione del credito. Appunto, le banche: ma le imprese? Le PMI?

Credo che queste ultime, e non solo per i loro limiti oggettivi, siano molto indietro nella preparazione all’appuntamento del 30 giugno. Sta per arrivare la rivoluzione (dei rapporti banca-impresa) e non ho niente da mettermi. Ne proviamo a discutere nel webinar R&A Consulting, accreditato dall’Ordine dei Dottori Commercialisti di Milano, venerdì 26 febbraio; la scheda per iscriversi è qua sotto, coraggio.

http://www.reaconsulting.com/news/approfondimenti/webinar-il-rapporto-banca-impresa

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Crisi finanziaria Disoccupazione Fabbisogno finanziario d'impresa Imprese Indebitamento delle imprese PMI USA

Il faut toujours épater le bourgeois (*).

Il faut toujours épater le bourgeois (*).

In un articolo comparso su Italia Oggi si menziona, sin dal titolo, che serve, appunto, a stupire a buon mercato, uno degli effetti più devastanti non già del Covid-19, quanto piuttosto della legislazione emergenziale che ne è seguita, soprattutto il famoso Decreto Liquidità. Ovvero, l’improcedibilità dei fallimenti, il divieto di licenziare, l’estensione sino agli estremi confini della terra della Cassa Integrazione, la dichiarata impossibilità di mettere a sofferenza posizioni della clientela da parte delle banche e così via.

Il fallimento, anzi, la liquidazione giudiziale, come lo definisce il codice delle crisi d’impresa, la cui entrata in vigore è stata posticipata a settembre 2021, non è solo una punizione per i reprobi, un castigo divino, una distruzione morale e materiale: senza voler imitare gli USA, la nostra legislazione, che pure dal 2005 mira a recuperare, salvare, proteggere anche i valori dell’azienda, deve fare il lavoro sporco di “ripulire” il mercato dai cadaveri, evitando, insieme con le banche, che si decompongano e “infettino l’aria” e coloro che ancora sono sani. Che i fallimenti si siano dimezzati non è affatto un buon segnale, né per le casse dello Stato -che nel frattempo ha pagato stipendi a gente che non lavorava in imprese sostanzialmente fallite- né per quelle delle banche e, che piaccia o no, neppure per le imprese: perché qualcuno che non avrebbe dovuto ha continuato a vivacchiare, ai margini del mercato, impedendo al mercato di funzionare, probabilmente senza neppure pagare i fornitori.

Purtroppo, dall’articolo di Italia Oggi, emerge una sola certezza, al di là del titolo davvero deplorevolmente ingannevole (si fa informazione anche con i titoli), ovvero che il dopo sarà peggio, i fallimenti più dolorosi, le crisi d’impresa più devastanti, il credito deteriorato maggiore di prima, perché, oltretutto, qualcuno che non avrebbe dovuto avrà comunque ottenuto qualche prestito garantito FCG. Nel frattempo, i bilanci al 31.12.2019 sono sempre “provvisori”, i business plan sono fantasie di consulenti e, come ho potuto ascoltare in un webinar settimana scorsa, le banche sono un fornitore come un altro, e quindi bisogna scegliere quella che fa pagare di meno, “mettendole in concorrenza (sic)“. Tante care cose.

(*) Dall’enciclopedia Treccani: locuz. fr. (propr. «sbalordire il borghese»). – Meravigliare a buon mercato la gente, con parole e affermazioni paradossali, con atteggiamenti anticonformistici o spregiudicati, per il gusto di stupire e scandalizzare.

 

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Alessandro Berti Banche Fabbisogno finanziario d'impresa

Ho osservato, una lumaca, che strisciava sul filo di un rasoio…

Ho osservato, una lumaca, che strisciava sul filo di un rasoio…

No, non penso che mi piacerebbe l’odore del napalm al mattino e non gioco a golf, memore peraltro dell’ammonimento di G.B.Shaw. Ma la citazione vera, quella che mi viene in mente mentre il lavoro sta diventando sempre di più ascoltare qualcuno che ti chiede di rappresentare come situazioni “sostenibili” quelle che già non lo erano, anche prima del 2019, la citazione è quella del filo del rasoio e della lumaca.

Perché non c’è un’impresa che non abbia richiesto il prestito Covid cash da 25 o 30mila euro che non si ritrovi, adesso, a chiederne molti, molti di più: dovendo presentare business plan che non ha (che non ha mai fatto, che non sa fare, che non vuole fare, perché costano…) a banche che nel frattempo non possono smettere di fare il loro lavoro. Non perché lo dice l’European Banking Authority, l’EBA, e lo dice, lo ha detto anche di recente, delineando il processo di valutazione e monitoraggio del rischio di credito a far data dal 30 giugno prossimo: la vera questione è che tu non puoi smettere di pensare alle inadempienze probabili perché il fabbisogno finanziario delle imprese è sempre lì. Dapprima da sole perdite Covid (magari con altre perdite dormienti nel magazzino, as usual), poi per altre perdite, perché ho riaperto ma non raggiungo il punto di pareggio. Perdo di nuovo, come versare l’acqua nella sabbia. Il fabbisogno finanziario aumenta e la questione non è il prestito garantito dal Fondo Centrale di Garanzia e neppure la moratoria. La questione è che io non ho i soldi per pagare le bollette, i fornitori, e a dicembre la CIG finisce. Come una lumaca sul filo del rasoio.

Ho osservato, una lumaca, che strisciava sul filo di un rasoio, e’ un sogno che faccio, è il mio incubo, strisciare scivolare lungo il filo di un rasoio e sopravvivere.” Monologo del Colonnello Kurtz, Apocalypse Now, di Francis Ford Coppola, 1979.