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Si può fare (nel senso PFM).

Si può fare (nel senso PFM).

Progetto Impresa Bcc Pratola Peligna 2013
Progetto Impresa Bcc Pratola Peligna 2013

Si può fare. Si possono mettere in aula imprese, Pmi, che pagano per stare insieme 8 (otto) giornate piene, per lavorare su costi e ricavi, su fabbisogno finanziario e rapporti bancari. Si può fare. Si può parlare la stessa lingua, si possono condividere strumenti e metodi, scoprire che la banca non fa cose strane quando ti valuta, ma prende in esame quello che anche tu dovresti sapere di te stesso. Si può fare. Grazie a tutti quelli che hanno partecipato, grazie agli amici della Bcc di Pratola Peligna, che come spesso accade ai piccoli, fanno cose grandi.

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E sopra l’onda glu glu glu glu glu comincia a far (Oh capitan c’è un uomo in mezzo al mare).

E sopra l’onda glu glu glu glu glu comincia a far (Oh capitan c’è un uomo in mezzo al mare).

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La difficoltà delle imprese a fuoriuscire dalla crisi è talmente conclamata e, forse, data per scontata, che ci si dimentica di un piccolo particolare: nei salvataggi ci vuole un uomo in mare (l’impresa), una barca che possa e che voglia tirarlo su (la banca) ed un salvagente lanciato in mare. Ma, allo stesso modo, nessun salvagente servirà se colui che sta per affogare non prova, perlomeno, ad afferrarlo, limitandosi a gridare e lamentarsi. Su questo punto la consapevolezza imprenditoriale mi pare ancora molto indietro, priva di senso del reale: anche se ieri, a ProgettoImpresa alla Bcc di Pratola Peligna, è arrivato, nel durante, un nuovo imprenditore. Con voglia di imparare, di mettersi in discussione, di ragionare sull’impresa, su tutta l’impresa, non solo sullo stato patrimoniale e sulla durata dei debiti bancari. Qualcosa si muove.

Erano le nove, grande calma in porto
quando ahimè la radio mi chiamò
cosa c’è per giove, un ferito un morto,
“No” mi si rispose “ma però
“Oh capitan, c’è un uomo in mezzo al mare,
oh capitan, venitelo a salvare
non sa remar neppure sa nuotar
e finirà per affogar
Quel poverin per rimanere a galla,
da un’ora sta seduto su una palla
e sopra l’onda glu glu glu glu glu comincia a far,
o capitan venitelo a salvar.

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Alessandro Berti Analisi finanziaria e di bilancio Banche Banche di credito cooperativo Educazione Fabbisogno finanziario d'impresa Indebitamento delle imprese PMI

Risvegli.

Risvegli.

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Credo non accadesse da almeno 5 o forse 6 anni. Una banca mi chiede di rifare ProgettoImpresa, ovvero quell’iniziativa che nell’ormai lontano 2001 o 2002 era partita da una piccola Bcc della provincia di Ascoli a partire da una semplice, realistica, constatazione: il problema del rapporto banca-impresa è prima di tutto culturale, di modo di concepire i rapporti, di pregiudizi da eliminare, di partnership da (ri)costruire. L’idea era elementare, perché realistica: mettiamo in aula le imprese insieme con gli stessi bancari, condividiamo le valutazioni che chiunque, banca e impresa, potrebbe fare su performance, risultati, problemi, nel presupposto che visioni ambigue non servono e non conducono da nessuna parte. Dopo aver condiviso cultura aziendale, ore di aula, esame di casi aziendali la relazione cambia: potrei accettare di farmi consigliare dalla banca, prima di fare qualcosa, potrei fare consulenza alle imprese clienti, anziché vendere loro qualcosa. E le imprese pagarla, come tutto quello che vale, come il progetto stesso, lungo, impegnativo, pieno com’è di strumenti e metodi.

Funzionò, ha funzionato: è un progetto che mi ha dato grandi soddisfazioni, in Veneto, in Toscana, nelle Marche, in Lombardia e in Valle d’Aosta. Poi, all’improvviso, più nulla, altre cose premevano. Bisognava inseguire la bolla, in modo che scoppiasse meglio (una delle slide più contestate riguardava la sostanziale inutilità, ai fini del progetto industriale, degli investimenti immobiliari), bisognava occuparsi di altro. Ho continuato a proporre ProgettoImpresa, ma non era cosa: maiora premebant, la tattica faceva premio sulla strategia.

Poi succede che ne parlo a quelli della Bcc di Pratola Peligna, quelli del convegno di gennaio: e che dopo il convegno, nei giorni successivi, le imprese hanno, finalmente, voglia di mettersi in discussione ed in gioco, di ripensare a se stesse, di farlo con la banca. Non una banca qualunque, una banca pur sia: la banca locale, la banca del territorio, la banca di riferimento. Così accade che, a quanto pare, si riparte, a fine mese, con una prima edizione; ed è un risveglio di coscienza che non potevo non annotare.

Poi, come sempre, perché accada qualcosa occorre la libertà di tutto coloro che sono chiamati a viverle, certe circostanze: la banca, che ha fatto una mossa per prima, l’impresa, che è andata a vedere il gioco, ma potrebbe non rilanciare. E, infine, la libertà di coloro che terranno l’aula ed a cui è dato, grazie al Cielo, di continuare a fare il mestiere più bello del mondo.

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L’impresa vista dalla banca: self assessment e strumenti di valutazione aziendale.

Il Sole 24 Ore on line pubblica, alla voce “Come sta la tua azienda? Scoprilo con il nostro test” un file in fomato di foglio elettronico che consente di fare, in buona sostanza, l’analisi di bilancio della propria impresa.

L’autore di questo blog ricorda bene il periodo immediatamente a ridosso e quello successivo all’entrata in vigore delle disposizioni di Basilea 2, quando i giornali, economici e non, specializzati oppure no, offrivano software, strumenti di autovalutazione ed ogni sorta di modello di analisi che aveva solo un piccolissimo difetto: non era stato minimamente condiviso con le banche che poi, al momento opportuno, avrebbero dovuto valutare l’affidabilità delle imprese self-assessed.

E non è un caso che le iniziative le quali, al contrario, hanno consentito di rafforzare seriamente il rapporto banca-impresa, specie se Pmi, in Italia, siano state portate avanti per iniziativa di Banche di credito cooperativo (l’iniziativa denominata ProgettoImpresa tenutasi a più riprese in Emilia-Romagna, Veneto, Marche, Lombardia e Valle d’Aosta) oppure grazie ai progetti della Compagnia delle Opere, in Lombardia, Sicilia, Campania, Abruzzo, Toscana. In tutti questi casi, vuoi perché era la banca a proporre alle imprese di imparare come essa stessa le valutava -l’impresa vista dalla banca- vuoi perché il progetto era proposto in collaborazione con le banche, i risultati si sono visti ed hanno consentito di rafforzare le relazioni di clientela.

Lo strumento proposto dal Sole 24 Ore rimane, purtroppo, nell’ambito del “fai da te” e non rappresenta un aiuto reale, ancorché gratuito, per le Pmi. Varrà la pena riparlarne, per non fare, anziché dei post, dei paper accademici: basti ricordare, per ora, che ciò che manca veramente -e non solo nel modello di self assessment del Sole- è la determinazione circa la natura, la qualità e la durata del fabbisogno finanziario d’impresa. E che, tuttora, non viene fatto nulla per aiutare le imprese con strumenti di analisi dinamica e non statica a comprendere quella grandezza fondamentale che si chiama autofinanziamento. Il seguito alla prossima puntata.