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Resilienza, valore e “risiko” bancario.

Resilienza, valore e “risiko” bancario.

Se c’è una cosa di cui essere grati al proprio Maestro, il prof.Giampaoli, è la diffidenza che mi ha insegnato nei confronti delle frasi fatte. Il titolo del post le riassume quasi tutte, manca solo “tesoretto” ma ci ha pensato Victor Massiah a tirarla fuori, nel presentare l’aggiornamento al piano industriale di UBI e nel definire come ostile e non concordata la proposta di Intesa. Tutto come da copione o quasi, salvo un chiaro atteggiamento a mio parere puramente difensivo (Intesa crescerà in Italia ma non all’estero, la fusione non crea valore per gli azionisti etc…) e, soprattutto, povero di argomenti veri. Le slides, scaricabili dal sito parlano più che altro di dividendi: e alla voce costo del lavoro si intuisce en passant che comunque, a prescindere dalla fusione, sarebbe un discreto bagno di sangue. Il vero argomento o, se si preferisce, la ciliegina sulla torta, è rappresentata  dal fatto che “si evidenzia un excess capital di circa €840 milioni di € che potranno essere distribuiti, corrispondenti a un cumulato di oltre 73 centesimi di euro per azione nel triennio. (…) . La crescita del monte dividendi disponibili rende inoltre evidente agli azionisti la dimensione del valore intrinseco della loro Banca.” 

Negli anni precedenti al 2008 Alessandro Profumo, parlava di free capital per fare acquisizioni, cresceva  e remunerava comunque gli azionisti: chissà cosa risulta a Massiah e al board di UBI simulando una bella fusione con MPS?

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Adottare il modello di banca “resiliente” (Popolare di Bari e altre storie).

Adottare il modello di banca “resiliente” (Popolare di Bari e altre storie).

Sul Sole 24Ore on line di oggi si legge, a firma di Vincenzo Rutigliano e a proposito di Popolare di Bari che “(…) il nuovo cda uscito dall’assemblea dovrà quindi guidare il gruppo in uno scenario complesso nel quale, superato oggi lo scoglio del bilancio e ad approvazione intervenuta del piano di conservazione del capitale, si potrà capire il destino del piano industriale 2019/2023, varato a gennaio scorso e che prevede, oltre alla nuova governance «inclusa la nomina di un nuovo cda», anche molto altro. Ovvero l’adozione di un modello di banca resiliente, un recupero di redditività e, tema dei temi, il percorso della trasformazione societaria con l’ipotesi della nascita di Banca spa, per un complessivo recupero del valore investito dagli azionisti, allargandone la partecipazione agli attuali soci della cooperativa.” Citando impropriamente il grande banchiere Mattioli -che tuttavia parlava di bilanci bancari- si potrebbe dire che coloro che si appassionano ai piani industriali delle banche sono parimenti affascinati dalla fantascienza, nel senso letterale di fiction.

Ma leggere che il piano industriale della Popolare di Bari poggia sull’adozione di un “modello di banca resiliente” ricorda un po’ quegli allenatori che, a prescindere dalla qualità e dalle capacità dei loro giocatori, adottano uno schema, che deve funzionare a prescindere. E poiché la resilienza è un concetto caro a Basilea 3, si “porta” molto, in qualunque piano industriale. Forse sarebbe anche il caso di chiedersi cosa si vuole fare da grandi per il proprio territorio di riferimento. Ma, quest’ultimo punto, si “porta” di meno.