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Banche Capitalismo Crisi finanziaria

It’s people who have the time to do this.

It’s people who have the time to do this.

“It’s not a middle-class uprising,” adds another veteran bank executive. “It’s fringe groups. It’s people who have the time to do this.”

New York Times

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Banche Unicredit

Conflitti d’interesse.

Conflitti d’interesse.

Di certo il CONI porrà pure la questione del conflitto di interessi in cui si è andato a ficcare Beretta, dal 14 marzo presidente della Lega di serie A, ma pure addetto alle relazioni esterne di UniCredit. Che, per chi avesse un vuoto di memoria, possiede almeno il 40 per cento delle azioni della Roma all’americana.

Alberto Costa, Il Corriere della Sera, 28 agosto 2011

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Borsa calcio minore Risparmio e investimenti Unicredit

L’importante è avere un investitore serio (un americano a Roma).

L’offerta sarebbe sensibilmente inferiore all’attuale valore di borsa (circa 156 milioni) e prevede una ricapitalizzazione, sugli 80-100 milioni. Ma la vendita non è conclusa. E le sorprese potrebbero non essere finite, in una procedura caratterizzata fin dall’inizio da scarsa trasparenza, ritmata da voci che hanno alimentato la speculazione in borsa. Il caso più clamoroso è stato il balletto di voci intorno ad Aabar, il fondo di Abu Dhabi primo azionista di UniCredit con il 4,99%, il cui nome è apparso nella fase delle manifestazioni d’interesse ed è stato indicato, il 31 gennaio dall’Ansa, come presentatore di un’offerta vincolante attraverso una società anonima lussemburghese, la Claraz Sa, con l’assistenza dell’avvocato Nino Lombardo dello studio Dla Piper.Aabar ha smentito di essere in corsa solo due giorni dopo, il 2 febbraio, mentre alcuni legali ed esperti finanziari, scavando in Lussemburgo, stavano per denunciare che Claraz Sa non è collegata al fondo degli Emirati arabi ma ad altri soggetti, tra cui un esponente della famiglia Rothschild (lo stesso blasone dell’advisor della vendita). Strano che per settimane Aabar non avesse mai smentito le voci di partecipazione, né lo avesse fatto UniCredit. La Consob si era accontentata di dichiarazioni generiche di Italpetroli, in cui il venditore diceva di aver ricevuto «alcune» proposte e infine «alcune offerte», senza indicare il numero né i nomi. Il terreno ideale per favorire speculazioni o altre manovre. Solo ieri mattina un comunicato chiarificatore sulle «cinque offerte». Se andrà a buon fine la trattativa con Di Benedetto & C., assistiti dallo studio Tonucci e da PwC, UniCredit dovrebbe rimanere nella compagine come azionista della “nuova” Roma, con il 40% si dice. Il venditore è anche compratore allo stesso tempo. È anomalo. E forse la banca finanzierà anche l’acquisto. L’amministratore delegato di UniCredit, Federico Ghizzoni, ha confermato: «L’importante è avere un investitore serio. Poi se dobbiamo rimanere per un periodo azionisti di minoranza, possiamo anche farlo».
G.D. Il Sole 24 Ore

L’importante è avere un investitore serio: che entri e metta quattrini, ed eviti che ci si possa porre, nuovamente, domande imbarazzanti, quali quelle riguardanti la finalità del finanziamento ad A.S.Roma da parte di Unicredit, che c’entri un’operazione come questa con lo sviluppo, la crescita e l’occupazione e se anche questa operazione è stata fatta grazie ad una grande banca, come Unicredit, che fa cose che le banche locali non sono capaci di fare.

Tutto il resto, compreso il fumo in Borsa ed i rumors, l’atteggiamento della Consob e la scarsa trasparenza, sono solo dettagli. L’ultimo dei quali, se fossi un Sensi me lo chiederei, è la domanda di tutte le domande: perché ci siamo fumati il patrimonio di famiglia per la Roma? Doesn’t make sense.

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Banche calcio minore Indebitamento delle imprese PMI Unicredit

Di banche, di tifo e di altre sciocchezze.

Il prof.Ilvo Diamanti, una delle figure più eminenti della nostra Università urbinate, ha scritto ieri su Repubblica un articolo nel quale manifesta il suo disagio perché la sua banca (Unicredit) ha garantito una squadra da lui avversata (la Roma) concedendo fidejussione a Rosella Sensi per garantire l’acquisto di Borriello, passato dal Milan, appunto, alla Roma.

Il collega Diamanti afferma:”(..) non nego di essere a disagio. Con me stesso. Perché io sono un correntista Unicredit. Ho miei risparmi depositati nell’agenzia di Isola Vicentina, dove abitavo al tempo dei miei primi stipendi. Mi hanno sempre trattato bene, con riguardo e attenzione. Ieri e anche oggi. Eppure, un poco, mi disturba che Burdisso e Borriello siano stati ingaggiati dalla Roma  –  invece che dalla Juve  –  grazie al consenso e alla garanzia finanziaria di Unicredit. Proprietaria, di fatto, della Roma. O meglio, del suo debito enorme. Mi disturba. Non perché ci tenessi molto a Borriello (a Burdisso un po’ di più). Ma perché la mia identità ne esce contrastata. Come posso affidarmi a una banca che combatte contro il mio tifo? Che usa (anche) i miei soldi (una goccia nell’oceano, lo so) contro di me? Come posso restare, al tempo stesso, bianconero e  di Unicredit senza sentirmi dissociato? Il conflitto fra banca e tifo. Da matti. Un non-problema, del tutto inesistente, diranno tutti (o quasi). Un altro segno di questi tempi tristi, senza fede e senza ideologia, senza politica e senza valori. Però una cosa è certa: io la squadra non la cambio.”

Ilvo Diamanti è davvero un grande scienziato della politica, non è banale leggere in prima pagina di Repubblica un commento come il suo: e gliene sono grato, su questo piccolo blog, perché è nota la mia preferenza accanita per l’Inter, oltre che per il mio lavoro. Vorrei solo rassicurare (o forse no?) il prof.Diamanti: Unicredit non combatte il suo tifo (Profumo, peraltro, è nerazzurro), Unicredit combatte, talvolta bene, talvolta molto male, per difendere i suoi interessi. Che nella fattispecie sono rappresentati dall’aver ereditato da Capitalia il debito della Roma, storia la cui fine è nota a tutti. Fino a quando la Roma non troverà un compratore, Unicredit farà buon viso a cattivo gioco, cercando di valorizzare, come si suol dire, gli asset. Sarei piuttosto preoccupato, se fossi nel collega Diamanti, non tanto per la fidejussione, quanto per ciò che egli non vede -e probabilmente ignora- della sua banca. Che tratta sicuramente molto bene lui, un po’ meno bene tante Pmi, della provincia di Vicenza e non.

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Banche Unicredit

Quattro mosse e molti omissis.

Fabio Tamburini, nella sua rubrica No comment, sul Sole 24 Ore di sabato scorso, sottolinea la ripresa di Unicredit, e di Alessandro Profumo, a partire anzitutto dall’archiviazione del modello S3 (le tre banche specializzate), passando per il rafforzamento dei conti aziendali ed il superamento degli stress test, il rafforzamento della compagine azionaria (con l’ingresso dei libici) per arrivare al rilancio della squadra dei manager. E’ lecito sbagliare, per carità, ed una volta resisi conto dell’errore, sarebbe diabolico perseverare: ma il passaggio dal modello S3 a quello One4C, meglio noto come il “bancone“, sembra aver resi felici solo i consulenti di organizzazione -chissà se sono sempre gli stessi-, non certamente gli azionisti, perlomeno quelli storici. E come si può evitare di domandarsi se davvero quello che sarà adottato è il modello più adatto ad una vera e propria banca “transnazionale“, come la chiama Tamburini? La dimensione non dovrebbe servire a conseguire economie di scala e di scopo, ciò a cui dovrebbe condurre il nuovo progetto? Eppure la crescita internazionale è stata sicuramente pianificata anni fa, non ci si poteva pensare prima? Tamburini rileva il miglioramento dei conti aziendali ed il superamento degli stress test: sarebbe bene anche ricordare l’abisso nel quale i conti stessi erano precipitati, le operazioni non proprio di primaria qualità messe in atto (il coinvolgimento nella vicenda Madoff, nella crisi della Roma, nel fallimento Burani), la debolezza del Core Tier 1 all’indomani della crisi. Profumo dice che facendo credito si fanno anche le sofferenze, a significare che è stata fatta la propria parte: ma se proprio Unicredit ha ridotto di oltre il 7% i propri prestiti nel 2009, le sofferenze da dove arrivano? E, infine, se il progetto One4C serve a migliorare i conti aziendali, riducendo i costi operativi -leggi: costi del personale, in prevalenza- perché Profumo, a metà dicembre, ha dichiarato che non vi sarebbero stati esuberi?

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Banche Borsa calcio minore Unicredit

Banche & calcio: dov’è l’errore?

Cesare Geronzi

Un comunicato di A.S.Roma s.p.a. rende noto il passaggio del pacchetto azionario della squadra di calcio presieduta da Rosella Sensi. Quest’ultima, per una sorta di continuità non spiegabile con risultati sportivi o finanziari, resterà sino a che l’advisor avrà individuato un compratore.

Vicende calcistiche a parte, viene da chiedersi perché Alessandro Profumo si sia ritrovato a gestire una partita incagliata delle dimensioni di quelle della Roma Calcio, con debiti finanziari superiori ai 400 milioni e ricavi pari ad 1/4 dei debiti. Ma la risposta, facile facile, è che il problema è stato ereditato dall’ottima gestione di Capitalia, versione Geronzi & Arpe. Che la Roma non navigasse in acque tranquille era dunque noto da tempo, il “patrimonio della Capitale” era da tempo compromesso. La lettura dei bilanci della Società giallorossa chiarisce quanto speciosa ed infondata sia l’obiezione di chi afferma che la Roma era ed è sana, mentre il marcio era nella gestione del resto del Gruppo Italpetroli. La Roma non ha mai prodotto né reddito, né liquidità, ed ha contribuito in maniera decisiva al depauperamento della famiglia Sensi.

Ora, a parte il discorso sui fondamentali, per i quali rimandiamo il lettore interessato ai bilanci in calce all’articolo, se fossi un imprenditore affidato da Unicredit e fossi sotto scacco di richieste di rientro, di intimazioni ad adempiere e quanto altro, leggendo le vicende della Presidente “nata in una culla d’oro“, non potrei non chiedermi: ma dov’è l’errore? Già, dov’è?

Consolidato 2008

Consolidato 2009

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Banche Bolla immobiliare Borsa calcio minore Indebitamento delle imprese Unicredit

Se la questione non è lo stadio (il capannone) di proprietà.

Dal Sole 24 Ore si apprende che Rosella Sensi, Presidente della Roma “nata in una culla d’oro”, è ancora riluttante a cedere il pacchetto di controllo della squadra, nonostante l’indebitamento del gruppo presieduto da lei e dalle sorelle ammonti ad oltre 400 milioni, di cui 325 sono dovuti ad Unicredit e la parte rimanente a Montepaschi. Il bilancio è in profondo rosso e l’ammontare dei ricavi, pari a circa 100 milioni (e tutti da verificare nella loro consistenza liquida, come sempre nel caso di società di calcio) poiché è di gran lunga inferiore al debito mostra che l’attuale gestione, rebus sic stantibus, è insostenibile, e che servono capitali freschi.

Adriano Galliani, presidente A.C.MIlan

Con buona pace di Adriano Galliani, il problema non sembra risolvibile con l’acquisizione della proprietà degli stadi. Se giochi bene a calcio lo fai in qualunque stadio, proprio o in affitto: e se giochi male, non disputi neppure la finale della Champions League programmata nel tuo stesso stadio, che possiedi e gestisci. Forse sarebbe opportuno ridirlo: con il calcio non si fanno i soldi, quelli li fanno i calciatori ed i presidenti-raiders, come Cellino e Zamparini. Per tutti gli altri occorre avere capitali ed avere voglia, sostanzialmente, di buttarli.

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Borsa Unicredit

Se ami la Roma, fattela da solo.

Francesco Totti

Prende corpo il progetto di azionariato popolare per la Roma. Sulla scorta di quanto già attuato da Real Madrid e Barcellona, l’idea è quella di riportare la Roma ai fasti del passato, attraverso un progetto che coinvolga tifosi eccellenti -si parla di Romiti, D’Alema, Venditti- in un nocciolo duro di azionisti che garantisca alla società risorse e management adeguati.

A prescindere dalla mia fede calcistica personale, ritengo che il calcio sia un affare a perdere, come dimostra la crisi dei tanto decantati club inglesi della Premier, i cui conti, vedi Manchester United, sono tutt’altro che floridi. Nella realtà, con buona pace di Fabio Monti che sul Corriere di oggi ritorna sull’acquisto “inutile” di Ricardo Quaresma, dimenticando gli altrui acquisti inutili, nel calcio occorre avere molti soldi da gettare, letteralmente, via: con soddisfazioni, come si direbbe in Borsa, per nulla garantite, spesso volatili e altalenanti.

L’iniziativa è lodevole -sono convinto che se fossi romanista aderirei, da tifoso, non da investitore- gli esiti non sono scontati, anche se il progetto viene verificato e confrontato, con tutti i crismi, con organi ufficiali dell’UEFA, ovvero la Supporters Direct di Londra. Ma come si fa a dimenticare che Unicredit, dopo l’incorporazione di Capitalia, è il principale azionista e creditore della famiglia Sensi, vantando spettanze per oltre 300 milioni a seguito di morosità pregresse? Quanto ai conti del Real Madrid e del Barcellona, ho in animo di studiarli, per capire la fattibilità del progetto. AAA cercasi studenti per una tesi su calcio e finanza.

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Indebitamento delle imprese Unicredit

Unicredit vs/Roma a.s.

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La notizia che Unicredit ha proceduto al pignoramento di due alberghi della famiglia Sensi, a fronte di oltre 300 milioni di euro di debiti, non stupisce se non per due ragioni: l’incapacità del gruppo Sensi di far fronte alle proprie obbligazioni passive in maniera ordinata ed alle scadenze era  nota da tempo, evidentemente non si poteva più traccheggiare, ma sembra comunque un provvedimento che poteva essere assunto in precedenza; la seconda motivazione riguarda il soggetto finanziato, ovvero una società di calcio, pur quotata in Borsa, ma piena di debiti. E’ difficile, infatti, non chiedersi come mai si sia arrivati a finanziare, sia pure con garanzie -che infatti oggi vengono azionate- una società che non ha mai prodotto una lira di utili, che si è quotata in Borsa per consentire di fare cassa alla proprietà e che, infine, non ha mai raggiunto, con i capitali raccoti sul mercato, alcuno degli obiettivi dichiarati. Come spiegare alle tante Pmi che vengono, in questo momento, razionate, che in passato si sono erogati finanziamenti di questo tipo mentre ora, per aziende che rappresentano la spina dorsale del Paese, anche sotto il profilo dell’occupazione, i soldi mancano?