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Barack Obama Crisi finanziaria Regno Unito USA

Se stai lontano dalla mia vita e dal mio portafoglio.

Se stai lontano dalla mia vita e dal mio portafoglio.

“Case più piccole, auto più piccole, vite più piccole. L’inertia, l’ennui, il fatalismo è  anche più  patetico del declino demografico o della proliferazione fiscale dello stato socialdemocratico, perchè è più sottile e meno tangibile”. Gli Stati Uniti hanno tuttavia una riserva in più: “La gioventù decadente della Francia manifesta per l’età pensionabile, in Inghilterra ‘studenti’ invecchiati attaccano sui costi dell’università, mentre in America si protesta per dire al governo: posso farcela se stai lontano dalla mia vita e dal mio portafogli”.

Mark Steyn, After America.

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Barack Obama PIL Ricchezza Ripresa USA welfare

I tagli non sono stati messi a punto da neurochirurghi, ma da macellai.

I tagli non sono stati messi a punto da neurochirurghi, ma da macellai.

Michelle Bachman, deputato del Tea Party

(..) il compromesso finale ha rispecchiato molto di più le posizioni iniziali e le preferenze dei membri del Tea Party rispetto a quelle dei democratici, della Casa Bianca o dei repubblicani moderati. Questo risultato conferma che niente di meno della vittoria completa, vale a dire ottenere assolutamente tutto ciò che avevano richiesto, avrebbe soddisfatto completamente i membri del Tea Party. In effetti, Michelle Bachman, uno dei leader più in vista, ha dichiarato chiaramente che l’accordo raggiunto all’ultimo minuto per evitare il default dell’economia più importante del mondo non è stato soddisfacente e che il default non era una minaccia che le avrebbe fatto cambiare idea.

Il Tea Party sta utilizzando una tattica di estorsione politica pura e semplice. I suoi leader e membri del Congresso hanno in mano un’arma potentissima, il veto, e sono disposti a usarla a meno che non vengano accolte tutte le loro richieste. I loro numeri non sono considerevoli, ma il loro stridente radicalismo, la disciplina e la disponibilità a gettarsi tra le fiamme, se ciò fosse necessario per ottenere quello che vogliono, sono gli elementi alla base dello sproporzionato potere di cui godono. L’accordo raggiunto non stimolerà la crescita economica, non stabilizzerà l’economia, non porrà rimedio alle disparità che si stanno rapidamente creando in termini di distribuzione del reddito che hanno caratterizzato l’economia statunitense negli ultimi anni, né produrranno gli investimenti pubblici di cui la superpotenza ha un così disperato bisogno per ammodernare ed espandere la propria infrastruttura.

I tagli alla spesa pubblica contenuti nell’accordo, un obiettivo per il quale c’è stato un ampio consenso, non sono stati messi a punto da neurochirurghi, ma da macellai. I tagli non sono strategici, non sono stati studiati in modo intelligente, né fanno parte di una visione più ampia sul futuro del Paese. Sono un’arma spuntata utilizzata per mettere il Governo alle strette, limitarne al massimo la capacità di espressione o addirittura, e per molti sarebbe un vero paradiso, farlo sparire in alcune aree.

Moises Naim, Il Sole 24 Ore, 4 agosto 2011

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Barack Obama PIL USA welfare

Né pompieri, né poliziotti: solo cowboy?

4. The validity of the public debt of the United States, authorized by law, including debts incurred for payment of pensions and bounties for services in suppressing insurrection or rebellion, shall not be questioned.

Così recita la quarta parte del XIV emendamento alla Costituzione Americana. Forse democratici e repubblicani stanno per raggiungere l’accordo -si dice a danno di Barack Obama- che consentirà agli Stati Uniti di continuare ad affermare che il debito degli Stati Uniti “non può essere messo in discussione“. Ma anche per chi, come me, crede fortemente al principio della sussidiarietà ed alla necessità di ridurre l’invadenza dello Stato centrale, riesce difficile digerire ciò che l’articolo dell’ottimo Mario Margiocco, sul Sole 24 Ore di venerdì ha bene illustrato: ovvero che la voragine pari al 140% del Pil USA è figlia di Ronald Reagan. Ho spesso visto il nome di quest’ultimo accoppiato a quello di Margaret Tatcher nella descrizione delle rivoluzione conservatrice ed innovatrice che negli anni Ottanta modificò così profondamente l’affronto della questione welfare, ma ricordo bene che la Tatcher fu molto più prudente (ed incisiva). Affamare la Bestia, tuttavia, non può significare soltanto tagliare le imposte, e Reagan, che trovò un rapporto fra deficit e Pil al 32%, se ne andò lasciandolo al 53%. Come riporta Margiocco, citando l’ex-ministro USA del Bilancio, David Stockman, “la rivoluzione reaganiana arrivava presto a essere un incauto esercizio di economia del pasto gratis. E presto, il gigantesco errore di politica fiscale che veniva scatenato a spese dell’economia nazionale e mondiale diventava insanabile“. Forse sarebbe ora di “rivisitare” l’eredità di Reagan, non solo in chiave culturale e di massima espressione della potenza imperiale americana, ma in chiave economica. La situazione, del resto, consiglierebbe anche di evitare troppo facili simpatie verso i Tea Party, dei quali il sito di Bloomberg sabato ricordava la silenziosa approvazione per la spesa pubblica nei “propri” distretti elettorali? Altrimenti si rischia, come hanno efficacemente sottolineato Perotti e Zingales, di continuare a preoccuparci di spegnere l’incendio, ma di lasciare i piromani andare a spasso indisturbati: e, oggettivamente, il movimento del Tea Party non sembra credibile né nella veste di pompiere, né in quella di poliziotto, i cui stipendi vanno peraltro pagati. Forse, in quella di cowboy?

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Barack Obama USA

In my backyard? Oh yes.

In my backyard? Oh yes.

Brian Friel su Bloomberg evidenzia una singolare circostanza del comportamento del movimento del  Tea Party, ovvero di quel movimento che avendo eletto almeno 40 deputati al congresso nel Partito Repubblicano impedisce che lo stesso giunga ad un compromesso sul livello del deficit federale. Il Tea Party mostra decisa avversione verso l’intervento dello Stato e pone fra i suoi obiettivi quello di una decisa limitazione della sua ingerenza nella vita dei cittadini; per questo ritiene che il deficit non solo non debba essere innalzato, ma casomai ridotto, al fine, come diceva Ronald Reagan, di “affamare la bestia” per farne calare le dimensioni e farla venire a più miti consigli. Su questa parte torneremo in un altro post. Nel frattempo, grazie a Brian Friel, apprendiamo che “Sixty House members backed by the Tea Party, whose opposition to federal spending helped bring on an impasse over raising the U.S. debt ceiling, represent districts that last year received $43 billion in government contracts. In 16 of those constituencies, spending exceeded $1 billion each — more than twice the median amount for all House districts, Bloomberg Government reported today. “People don’t like federal spending in the aggregate, but when it’s back home where you’re spending the money, that’s a different story,” said Charles J. Finocchiaro, a political scientist at the University of South Carolina, in Columbia, in an interview. The state is home to two House Tea Party Caucus members and Republican Governor Nikki Haley, elected last November with the movement’s support.

Si potrebbe riassumere così: NIMBY (Not In My Backyard) se si tratta di parlare a livello astratto ed aggregato, YIMBY (Yes In My Backyard) se i denari vengono spesi nel mio bacino elettorale. Ci sarebbe da riflettere su questo aspetto anche in Italia, mentre si discute di costi della politica ignorando che i veri costi della politica sono i voti comprati con i lavori e le assunzioni insensate ed irragionevoli, dai tre maestri nella scuola elementare fino alle migliaia di forestali assunti in Calabria, e non solo. L’assunzione dei precari della scuola, annunciata dalla Gelmini, è passata in un silenzio sepolcrale, nel quale nessuno si è chiesto da dove saranno attinte le risorse necessarie. Nel frattempo, in attesa del 2 di agosto, God bless not only America, but everyone.