Carte di debito.

Carte di debito.

La notizia che Bank of America si appresta a rendere più oneroso l’utilizzo delle carte di debito, dal momento che altri tipi di spese sono stati vietati dal Dodd-Frank act, ripropone la questione della redditività delle banche e, mai come in questo periodo, della congruità dei ricavi rispetto ai costi. Quest’ultimo aspetto viene spesso rovesciato dalle associazioni dei consumatori, che ritengono che siano i costi, soprattutto le retribuzioni dei grandi managers, ad essere incongrui ed incoerenti rispetto ai ricavi. Il vero problema della redditività bancaria, mai come in questo momento, è racchiuso nella drammatica modestia degli spread, che depotenzia i margini bancari, che subiscono da un lato la crescita del costo della raccolta, dall’altro la difficoltà a generare interessi attivi su prestiti che crescono poco, a causa della stagnazione e della scarsa propensione alla crescita delle economie mondiali. La crescita dei ricavi da servizi diventa così una sorta di via obbligata per recuperare margini reddituali, a prescindere talvolta dal reale contenuto/costo dei servizi offerti (fino agli eccessi, constatati in alcune banche, di conti a costo zero diventati all’improvviso e senza preavviso, a pagamento). E’ una via obbligata, ma è soprattutto una via breve, una strada chiusa: ciò che si staglia all’orizzonte delle banche è una ripresa in mano della propria identità, dei contenuti più profondi della propria formula di intermediazione. Cosa faranno le banche da grandi? Cosa faranno per i risparmiatori, cosa faranno per le imprese? Viene il dubbio che non lo sappiano nemmeno loro.

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