Arretrati 4: rompere il salvadanaio.

Il Presidente dell'Argentina, Cristina Kirchner

Il Presidente della repubblica Argentina, Cristina Kirchner, ha vinto il suo braccio di ferro con il Governatore, ormai ex, della banca centrale, Martin Redrado, che lascia la carica ed il campo alla decisione presidenziale di usare 6,5 miliardi di dollari delle riserve della Banca d’Argentina per far fronte ai debiti.

Il dibattito sull’indipendenza della banca centrale dalla politica e dalle sue decisioni troverà sicuramente nuovo alimento. Con buona pace di economisti come Benjamin Hopenhayn, anche se è vero che con la crisi sono cambiate molte cose -vedi le massicce iniezioni di liquidità effettuate dalle banche centrali nei momenti di massima tensione finanziaria globale- consumare parte delle riserve per pagare i debiti non è una buona idea. Non lo è perché dimostra matematicamente alla comunità internazionale che la capacità di rimborso del Paese in questione dipende unicamente dal proprio patrimonio, che non è, ad evidenza, illimitato. Non lo è perché ciò che prima rappresentava un baluardo, anche psicologico, a dimostrazione della tenuta dei conti, viene meno. Non lo è, infine, perché la forza di una valuta e di una nazione dipendono dall’economia reale. E l’economia argentina, da troppo tempo, ha smesso di camminare.

Non solo non ha smesso, ma continua a correre, e molto bene, un grande argentino. Un capitano, certamente più affidabile del presidente Kirchner, Javier Zanetti.

J.Zanetti

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