La capacità di reddito.

Il Corriere Economia di oggi, in un articolo a firma Alfio Sciacca, nell’ambito di una pagina dedicata al “Viaggio nella crisi. Il fronte dei finanziamenti” oltre a prevedere code allo sportello per la costituenda Banca per il Sud, racconta due storie, quelle di Arabicaffè di Catania e di Finamore a Napoli, quali esempio di cecità bancaria di fronte ai problemi delle Pmi.
Colpisce, non disponendo di elementi concreti per discutere su quanto riportato dai due giornalisti riguardo alle due imprese in questione -sono riportati solo i dati relativi al fatturato ed ai dipendenti: forse sarebbe interessante conoscere anche l’ammontare della posizione finanziaria netta e dell’utile- colpisce, si diceva, il riferimento alla prassi bancaria nel modo seguente:” (Se si presenta un giovane) semplicemente gli sbattono la porta in faccia (..) a meno che non sia in grado di offrire non solo garanzie immobiliari, ma anche di reddito. Oggi un giovane può avviare un’attività solo se ha qualche casa di proprietà e porta in garanzia anche lo stipendio del padre e la pensione della nonna”.

Colpisce non tanto la descrizione della prassi bancaria nel Mezzogiorno, certamente nota e che, purtroppo, non fa più notizia, quanto piuttosto che “passino”, sottintesi nel discorso, due concetti sui quali varrebbe la pena riflettere: le banche dovrebbero finanziare le nuove imprese; la capacità di reddito è una richiesta iniqua.

Ora, che le banche debbano finanziare le start-up, ovvero le imprese che nascono e che mostrano, nei primi tre anni di vita, la più elevata mortalità, è tutto da dimostrare. E’ noto, o dovrebbe esserlo, che le fasi iniziali della vita di un’impresa, all’interno della divisione del lavoro esistente nei sistemi finanziari, secondo logica e secondo buonsenso, dovrebbe essere appannaggio di venture capitalist e di business angels. Non delle banche, che rischiano denari dei risparmiatori e che non dovrebbero farsi carico al 100% del rischio d’impresa.

In secondo luogo, la capacità di reddito, ovvero la capacità dell’impresa di generare un volume di ricavi adeguato a coprire i costi ed a generare una sufficiente redditività operativa non può essere considerata né un orpello inutile, né una pretesa ingiustificata. Per quale ragione un risparmiatore, uno qualunque, compreso uno di quelli che si lamenta delle banche, dovrebbe prestare denari senza prospettive reddituali?

Forse sarebbe il caso di pensare, sul solco di quanto accade per esempio in Francia, non solo a sviluppare gli incubatori di impresa e fondi chiusi a partecipazione mista, pubblico-privato, che intervengano nel capitale di rischio delle imprese neo-costituite. Forse sarebbe il caso anche di pensare a implementare ed accrescere la formazione in materia gestionale e manageriale. Altrimenti si fa solo ideologia e facile propaganda: ma non si costruisce nulla.

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